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Enzo Jannacci, semplicemente un grande

Sarà perchè i miei genitori lo adoravano ed il suo stile demenziale si adattava ai bambini, Jannacci mi fu subito simpatico e i suoi dischi entravano ed uscivano dal mio mangiadischi.

Aveva la faccia a medico ed in effetti lo era, un cardiologo che peraltro ha sempre esercitato, sembrava serio ma poi faceva ridere. Inutile dire che “vengo anch’io, no tu no!” è scolpita nella mia memoria da sempre, nonostante sia stata scritta due anni prima che io nascessi.

Jannacci nasce come jazzista di altissimo livello, lavorando con mostri sacri come Gerry Mulligan, Franco Cerri e Bud Powell.Poi diventa autore ed inizia la collaborazione con Giorgio Gaber, con cui condivide tanto. Le sue canzoni in dialetto milanese degli anni ’60 sembrano quasi comprensibili grazie alla recitazione che Enzo porta sul palco, vero e proprio inventore di uno stile da cabaret che fu subito capito da tutti.

Sempre negli anni ’60 Jannacci dà il meglio di se al Derby, storico locale Milanese dove intrattiene il pubblico con capolavori come “El portava i scarp del tennis”, “Veronica” o la ballata “La mia morosa la va alla fonte”, spesso duettando con Cochi e Renato o anche con Dario Fo.
Il 1968 è appunto l’anno di “Vengo anch’io, no tu no” ma Jannacci arriva in finale anche a Canzonissima con “Zum Zum Zum” ed anche l’anno della stupenda “ho visto un re” e de “gli zingari”.
Agli inizi degli anni ’70 Jannacci si dedica alla specializzazione medica ma torna rilanciandosi con il programma “Ohé sunt chì”, scritto dall’amico Luciano Bianciardi.

Del’72 il mitico disco dei “Due Corsari”, Jannacci e Gaber, che racchiude i successi stratosferici dei due geni e rilanciano Enzo sulle scene.
Mi fermo qui perchè sarebbe assurdo raccontare la carriera di Jannacci. E’ stato anche attore, cabarettista e scrittore. Faccio un salto in avanti fino all’estate di due anni fa, quando l’ho visto esibirsi con suo figlio al pianoforte proprio qui a Livorno, durante “Effetto Venezia”.

Ero proprio la davanti, lui sembrava stanco e non si aspettava tanto calore. Dopo poco infatti la piazza iniziò ad animarsi, poi ad affollarsi, e vidi chiaramente comparire la luce nei suoi occhi, dietro i suoi occhiali spessi. Cantò per oltre 2 ore e mezzo con un energia incredibile, c’era gente di tutte le età che lo acclamava e lui sembrava incredulo.
Mi gustai tutta la goliardia, talvolta l’aspetto struggente e surreale delle sue canzoni. La sua geniale capacità di essere tragicomico e di raccontare la realtà con un umorismo quasi atroce e pungente.
Un creativo con una vena geniale con la capacità di polemizzare con il sorriso sulle labbra, mascherando la veridicità con la musica e il suo inconfondibile accento milanese che a volte lo fa sembrare ubriaco….ubriaco si ma di talento.

Ciao Enzo, mancherai a tutti ma non sarai dimenticato. Almeno posso dire di aver visto un RE:

Start Upper ed esperto di imprese tecnologiche, 42 anni, laurea e master ottenuto in Gran Bretagna. Vive a Livorno ma viaggia spesso tra Milano e Torino.

Governo, cosa deciderà Napolitano? Pensa (anche) alle dimissioni?

Stasera in diretta Tv: Harry Potter su Italia 1, Money Drop su Canale 5