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Ermal Meta intervista, l’artista e il suo primo album: “Vi racconto cosa amo fare, così salverei la discografia italiana”

Ermal Meta è famoso nel mondo della musica per la sua capacità di reinventarsi in diversi ruoli: suona il pianoforte e la chitarra, scrive testi e musiche e, adesso, fa anche il cantante con il suo primo album da solista, “Umano”. L’artista, recentemente impegnato al “Festival di Sanremo” con “Odio le Favole” ha raccontato i suoi obiettivi futuri a UrbanPost nel corso di una piacevole chiacchierata.

Ciao Ermal, partiamo dall’esperienza del “Festival di Sanremo”. Non è stata la tua prima esibizione nella categoria “Nuove Promesse”, ci racconti quali differenze hai percepito tra le diverse edizioni a cui hai preso parte?
“La differenza sostanziale è che prima mi sono trovato con una band mentre a “Sanremo 2016” l’adrenalina me la sono dovuto smorzare da solo. Sicuramente apprezzo molto la conduzione artistica di Carlo Conti e trovo vincente l’idea di far esibire le “Nuove Proposte” in apertura e non, come avveniva in precedenza, alla fine della gara dei “Big”: così i cantanti meno famosi hanno la possibilità di essere conosciuti dal pubblico. Per quanto riguarda la vittoria finale devo dire che la canzone di “successo” è stabilita dal pubblico perché è chi ti ascolta a decidere se un brano avrà futuro o meno e, nello specifico, fa grande piacere vedere la vittoria degli “Stadio” e di Gaetano Curreri a coronamento di una grande carriera artistica.”

“Odio le favole”, un titolo abbastanza forte per la tua nuova canzone. Cosa vuoi raccontare attraverso questo brano al pubblico che ti ascolta?
“La mia idea è quella di raccontare attraverso la musica il mio interesse totale nei confronti di tutto quello che risulta essere reale nella vita. Voglio allontanarmi dai grandi parchi delle fantasie e raggiungere mete sempre più alte. Nelle mie canzoni c’è tutto il mio vissuto, le mie esperienze di vita, un bagaglio che porto sempre dentro la mia anima.”

Sei un’artista poliedrico: canti, suoni la chitarra ma soprattutto scrivi grandissimi testi. Nel corso della tua carriera sono tantissime le collaborazioni con cantanti affermati come Renga, Sarcina o Patty Pravo: dove trovi così tanta ispirazione? E in tutta sincerità: pensi che questi pezzi avrebbero riscosso lo stesso successo se cantati da te?
“Partiamo dalla fine, con altrettanta sincerità ti dico che è un qualcosa a cui non ho mai pensato ma non per presunzione ma solo perché reputo che ogni voce sia diversa e che porti ogni brano ad avere un diverso approccio verso il pubblico. Ti posso dire di essere davvero contento che grandi artisti abbiano usufruito dei miei testi ma queste canzoni sono nate proprio per essere cantate da altri e non da me. Ci tengo, inoltre, a precisare come io non scriva solo testi ma anche e soprattutto musiche. Dove trovo tutta questa ispirazione? Nella quotidianità, è l’unica risposta che riesco a darti perché è un qualcosa a cui non so rispondere nemmeno io.”

Senza voler stilare classifiche di alcun genere: l’artista con cui hai avuto maggior intesa nel corso della tua carriera?
“Senza voler sembrare ipocrita ti dico che ho sempre avuto una grande intesa con tutti nelle collaborazioni fatte. Il motivo è molto semplice: non ci fosse intesa sarebbe impossibile scrivere delle musiche o dei testi delle canzoni; non è facile trovare un punto in comune ma quando riesci a farlo il gioco si fa davvero divertente.”

In questi giorni stai presentando il tuo primo lavoro discografico da solista con l’album “Umano”: quali sono le tue aspettative e che differenza hai trovato rispetto ai lavori effettuati con la band “La Fame di Camilla”? Finito il tuo primo “Instore tour” sarà la volta dei live da solista?

“La mia unica aspettativa è quella di fare un lavoro onesto e sincero nei confronti del pubblico che verrà ad ascoltarmi e che avrà questo piacere. Non ho in mente un sound particolare per i miei testi perché non voglio chiudermi all’interno di uno schema prefissato, seguo la mia ispirazione e la porto in scena. Per quanto concerne le differenze con il passato beh, sicuramente lavorare da solista è in un certo senso più semplice perché non devi confrontarti con gli altri componenti: il ricordo de “La Fame di Camilla” lo porterò sempre dentro, gli altri ragazzi per me sono come dei fratelli e ci sentiamo quotidianamente. Per quanto riguarda i “Live”, invece, sicuramente partiremo in estate mentre prima farò alcune tappe di presentazione dell’album, toccherò sicuramente le grandi città come Milano, Napoli, Roma e sarò anche a Bari e Catania.”

Sei da dieci anni nel mondo della musica e hai intrapreso diversi ruoli. Proviamo a tirare un po’ le somme: in quale veste ti trovi meglio e secondo te qual è l’attuale stato della discografia italiana?
“Uh, guarda tutti i ruoli hanno un qualcosa di particolare e l’interpreto secondo i momenti della mia vita. Ti dico che, ad esempio, adesso adoro cantare ma amo scrivere, produrre, le reputo tutte sfaccettature del mondo musicale, facce della stessa medaglia. Per quanto riguarda l’attuale stato della discografia italiana penso si debba iniziare a pensare davvero a qualcosa di rivoluzionario: in Francia il problema è stato risolto attraverso una legge che obbliga le radio transalpine a trasmettere per il 60% musica nazionale. Ecco, questo servirebbe anche da noi perché le radio sono invase da musica straniera e questo influisce su tutto il sistema.”

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