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Esplorazione urbana come esplorazione del proprio io

L’esplorazione urbana può essere condotta secondo svariate metodologie e perseguire scopi diversi che sono influenzati da personalità ed interessi dei vari esploratori. Dietro ad immagini di edifici fatiscenti spesso si nasconde qualcosa di più della mera ricerca di un’estetica del decadimento o della corsa al maggior numero di siti visitati.

Ho sempre pensato che le persone fotografano quello che vedono, e vedono quello che sono; pertanto fotografare (anche luoghi abbandonati) significa gettare uno sguardo sul mondo per fare luce nel proprio io. Per me l’esplorazione urbana è questo, una ricerca sul territorio che si rispecchia in una ricerca interpersonale.

Davanti ad immagini di luoghi abbandonati è necessario cercare di soffermarsi sia sulla parte denotativa sia sulla parte connotativa dell’immagine. Il luogo in sé può dire già molto, ma il modo in cui è stato reso in fotografia aggiunge significati che potrebbero andare al di là di quello che si sta osservando. Questi significati nascosti nell’immagine sono quelli che raccontano dell’uomo, autore dello scatto, più che del luogo. Credo che buona parte del successo dell’esplorazione urbana risieda proprio nella stratificazione di sensi e messaggi che risiede nell’immagine e penso che questo affascini non solo il fotografo, ma anche chi si trova ad osservare queste fotografie.

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