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Esplorazione urbana in un cimitero abbandonato

L’esplorazione urbana permette a chi la pratica di imbattersi in luoghi molto singolari. Oggi parleremo di un vecchio cimitero abbandonato. Premetto che, nonostante siano parecchie le leggende di fantasmi e strani fenomeni accaduti qui e nonostante vari programmi televisivi piuttosto dozzinali vi abbiano dedicato servizi, non parlerò di questo. Vorrei soffermarmi invece sull’aspetto emozionale che un’esplorazione del genere comporta.

Visitare un posto abbandonato significa immergersi in un passato che non esiste più se non a livello di tracce composte da quanto del luogo rimane. Queste tracce raccontano molto di quanto è accaduto in passato. Sotto questo punto di vista i cimiteri abbandonati, se ben conservati come quello in questione, sono ricchi di memorie che permettono di ipotizzarne la storia. Aggirarsi per lapidi che ormai non vengono più visitate da anni, camminare tra croci spezzate, storte e abbattute dalle intemperie, scorgere una fotografia cancellata dal tempo, coperta dalla polvere, leggere antichi epitaffi, osservare statue. Tutto racconta di un mondo che non c’è più, di oblio e perdita di memoria.

I cimiteri nascono come luoghi per serbare il ricordo, continuare un rapporto con i cari estinti e soprattutto per esorcizzare la morte. Foscolo trovò una soluzione filosofica alla morte ed alle sue paure: non bisogna temerla perché chi muore continuerà a “vivere” nel ricordo di coloro che lo hanno amato e la tomba è il luogo preposto al mantenimento di questa memoria. Chi giace in questo cimitero abbandonato allora è come se fosse morto due volte: la prima quando fisicamente ha lasciato la terra, la seconda nel momento in cui è stato definitivamente dimenticato e da quel giorno nessuna mano pietosa è venuta a porgere un fiore sulla sua tomba. Queste riflessioni sono sbocciate in me mentre fotografavo il cimitero. Il bello dell’urbex è anche questo, non si tratta di mera ricerca di avventura, ma di ricerca conoscenza. Una cosa mi consola, mentre mi aggiravo per il cimitero ho cercato di intuire le storie di coloro che qui riposano e forse, in un certo senso li ho ricordati, ridonando loro un po’ di memoria e con essa la sopravvivenza nel ricordo, come sarebbe piaciuto a Foscolo.

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