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Eternit, Casale Monferrato insultato dall’ultimo imputato

Tutti sappiamo come è andato a finire il processo sul caso Eternit: male. Perché Stephan Schmidheiny, l’ultimo imputato rimasto (uno è morto e comunque Schmidheiny è solo l’ultima di una lunga serie di anime candide che ha fatto finta di nulla di fronte allo stillicidio di operai che morivano) è stato assolto. Chiariamolo: la conferma della condanna di omicidio volontario avrebbe cambiato poco. L’imputato è da un bel po’ al sicuro nella vicina e sempre compiacente Svizzera e, a causa di una serie di arzigogolati passaggi burocratici, i risarcimenti non sarebbero comunque mai arrivati alle famiglie. Eppure questa sentenza senza giustizia è un insulto pesantissimo che viene sbattuto in faccia a chi a Casale Monferrato ha già perso un marito, un genitore, dei figli. Ecco perché:

– Ringalluzzisce Schmidheiny. Sì, perché nonostante il magnate svizzero l’abbia scampata per avvenuta prescrizione – mica per non aver compiuto il fatto – va in giro a dire che lo Stato italiano lo deve proteggere e che questi processi sono stati proprio ingiustificati. Schmidheiny ha tenuto per tutta la durata della vicenda un atteggiamento che non si può definire senza incorrere in una querela. Tanti “piccoli” segnali – il fatto che non si sia mai presentato in aula, ad esempio, o che non si sia mai scusato per ciò che ha fatto – lasciano supporre non sia particolarmente roso dal senso di colpa. E le sue ultime dichiarazioni sono proprio una badilata di cacca in faccia ai parenti delle vittime. Certe cose può dirle e farle, perché la nostra giustizia ingiusta lo ha assolto.

– Fa a pezzi gli abitanti di Casale Monferrato, che ormai non hanno più lacrime per piangere. La beffa è tragica perché tutta Italia era al loro fianco. Romana Blasotti Pavesi, la donna da anni a capo del comitato delle vittime dell’Eternit, è anche stata nominata commendatore della Repubblica. Insomma, accanto a queste persone si è schierato un Paese che ci ha messo la faccia. La sconfitta umilia i parenti delle vittime, ma umilia anche noi, che da cittadini semplici crediamo che le sentenze siano l’unico strumento per fare giustizia, non un semplice esercizio del diritto. Questa volta non è stato solo ferito un paese, ma anche un Paese.

Perché, se le sentenze non sanano i le ferite dell’Eternit, chi sanerà le ferite delle sentenze?

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