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Ethan Zuckerman, “mea culpa”: l’inventore di pop-up chiede scusa

Sono piccole finestrelle che si aprono indesideratamente all’accesso in qualsiasi nuovo sito, sono irritanti, e la maggior parte di esse non si chiude al relativo comando. Si tratta dei pop-up, uno dei sistemi pubblicitari via internet più noti e odiati della storia, creati da Ethan ZuckermanCol passare degli anni, sono stati studiati efficienti sistemi,  adottati oggi dalla stragrande maggioranza dei browser, che bloccano i pop-up, e anche le crisi isteriche degli utenti che, in passato, si sono trovati a dover battagliare con questi insistenti “promotori pubblicitari”, rischiando il tracollo nervoso. Così, dopo tanti anni e strilli al computer, l’inventore del pop-up, Ethan Zuckerman, chiede scusa su un lungo articolo sull’Atlantic, e spiega che le sue intenzioni erano buone.

 Ethan Zuckerman chiede scusa per la sua più nota e odiata invenzione il pop-up

Al tempo della famigerata invenzione, egli lavorava per Tripod, che per finanziarsi, aveva scelto tra i vari sistemi, quello che si era dimostrato sul campo il più redditizio, i banner pubblicitari. Volendo evitare però che su una pagina web contenente determinati contenuti, fossero visualizzati spot di contenuto non affine, che avrebbero potuto scocciare l’utente, i clienti avevano chiesto che fosse installato un sistema per fare pubblicità on-line, grazie al quale pubblicità e contenuto rimanessero ben distinti l’uno dall’altro. Così, Zuckerman, elaborò il pop-up, una finestrella pubblicitaria separata dal contenuto della pagina, ma che si staglia direttamente su essa, in modo da rendere chiaro agli utenti che si tratta di due cose separate.

Tuttavia, sebbene le intenzioni di partenza fossero positive, il sistema si è poi evoluto in qualcosa di “corrotto e corrosivo”. La soluzione proposta da Zuckerman, opterebbe per un modello di web in cui ognuno paghi per i contenuti che vuole vedere. “È arrivato il momento di cominciare a pagare per la privacy, di cominciare a supportare i servizi che amiamo”, ha spiegato nell’articolo di AtlanticForse questa sarà l’evoluzione successiva del network, ma per ora lui si limita ad una riflessione, e nel frattempo ribadisce le sue scuse: “Mi dispiace. Le nostre intenzioni erano buone”.

 

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