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Euro 2016 Italia, sarebbe stata una vittoria di Pirro: ecco perché

A circa ventiquattrore dall’esito finale di Euro 2016 per l’Italia calcistica è tempo di bilanci: Antonio Conte, nel ruolo di commissario tecnico, ha smentito i più scettici di inizio spedizione in Francia. Gli azzurri sono arrivati a giocarsi il pass per la semifinale a un tiro dagli undici metri, a un palmo di mano da un rigore quasi neutralizzato da Gigi Buffon, a un mancato cucchiaio o un balletto poco amato dai tifosi italiani. Insomma, tutti elementi che hanno fatto passare in secondo piano un aspetto quanto mai importante: se vittoria sarebbe stata a Euro 2016, questa sarebbe stata di “Pirro”. Avremmo avuto un effetto boomerang, lo stesso di Euro 2012, quando l’Italia è stata demolita in finale dalla Spagna. L’organizzazione, il cuore, la grinta non sempre bastano: quella ammirata in Francia è stata, oggettivamente, la selezione più scarsa di sempre. E va bene anche le assenze di gente come Marchisio e Verratti, l’infortunio in corso d’opera a Daniele De Rossi e Antonio Candreva. Ma senza Antonio Conte siamo consapevoli di poter mettere la mano sul fuoco e neanche bruciarci: l’Italia avrebbe faticato a superare i gironi.

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Il movimento calcistico italiano è letteralmente in difficoltà: le vittorie di queste settimane sono nate da una difesa collaudata con la Juventus, frutto di due mostri sacri come Buffon e Barzagli – commovente il loro pianto nel post-partita – atleti che sulla carta di identità hanno troppe primavere per poter guardare con fiducia al futuro. In Italia da troppo tempo non nascono campioni, nel vero senso della parola. Se ci sono elementi validi tecnicamente – leggi Mario Balotelli – questi si perdono in atteggiamenti extracalcistici tutt’altro che consoni. Se trovi ottimi mestieranti disposti al sacrifico – leggi in serie Eder, Parolo, Giaccherini e compagnia cantante – potrai andare oltre lo straordinario ma rischierai di gettare alle ortiche il sacrifico di settimane per banali errori evitabili.

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Gli stessi che si sarebbero potuti evitare ieri sera. Non se ne gratifichi Tavecchio o la Federcalcio per un risultato sfiorato dall’Italia: non saremo nella storia, rientriamo nelle prime otto e urliamo al miracolo perché non abbiamo più fenomeni. E una Nazione quattro volte campione del Mondo dovrebbe meditare e pensare a come poter cambiare le carte in tavola. Partendo dai club: al calcio italiano mancano Inter e Milan, irrimediabilmente; la sola Juventus, capace di dare l’ossatura all’Italia di Euro 2016, non può bastare. Bisogna ripartire dalle giovanili, dalle basi, rivoluzionare il “management”: svecchiare un calcio che rischia di festeggiare vittorie apparenti e non reali. A questi ragazzi, a partire da Pellè a concludere a Marchetti, va solo detto grazie per l’impegno e la voglia che ci hanno messo, 24 ore su 24, per oltre un mese.

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