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Fabio Marelli intervista esclusiva: “La radio è un po’ stronza, se smetti di farla ci vuole tempo per rodare”

In occasione dell’International Radio Festival di Milano 2016, la redazione di UrbanPost ha avuto il piacere di inabissarsi nel mondo della radio e di conoscere Fabio Marelli noto speaker radiofonico attualmente per DiscoRadio. Quante volte ci siamo chiesti, magari mentre siamo nella nostra auto, chi si nasconde dietro al microfono? Chissà chi è? Sono moltissime le persone che amano e apprezzano la radio, per i motivi più svariati, spesso perché è in grado di accompagnare le nostre giornate, gli speaker ci tengono compagnia nei lunghi viaggi, nei momenti divertenti, tristi o “morti” della nostra vita.
Spesso si tende a riconoscere nell’immediato le voci degli speaker radiofonici, ma i loro volti ci sono del tutto ignoti, abbiamo si la curiosità di riconoscerli magari per strada, ma spesso ci accontentiamo di apprezzarli solamente per la loro voce perché infondo è essa che attraverso un semplice microfono è in grado di raccontarci, intrattenerci e strapparci sorrisi. E’ curioso come questo media tanto apprezzato e amato ma nello stesso tempo “anonimo” perché in grado di mantenere una sorta di “segretezza” sia in grado di coinvolgere milioni di radioascoltatori ed emozionarli attraverso musica e intrattenimento.

Fabio cosa ti ha spinto ad entrare nel mondo della radio?

La voglia di rompere quella segretezza! In realtà volevo fare il presentatore: sono cresciuto guardando la tv degli anni 80! Avevo una venerazione per Corrado e il mio sogno era quello di presentare un giorno “Il Pranzo è servito” in televisione; coinvolgevo tutti, dai miei compagni di scuola durante l’intervallo (costruivo la ruota a casa) ai miei familiari che non ne potevano più. È stato per quello che mio zio, che al’epoca faceva il venditore di patatine nella grande distribuzione, mi presentò una persona che vendeva pubblicità in una radio locale della mia città, Radio Delta di Alessandria. È stato grazie a zio Guido insomma se ho iniziato a fare la radio! Quando hai delle cose da dire, la voglia di comunicare e il bisogno di esprimerti fanno tutto il resto. Il non voler restare in silenzio, credo sia stato quello ad avermi dato il coraggio di parlare a un microfono, quello che continuo a fare ogni giorno ormai da quasi 22 anni.

Quali sono gli aspetti della radio che preferisci, i pro e i contro di questo media non totalmente conosciuto dagli utenti tecnicamente?

In parte credo di averti anticipato: la radio è espressione di sé, in qualche modo riesco a tirare fuori una parte diversa di me in ogni cosa che dico, dalle cose più leggere, agli argomenti più delicati. L’aspetto che amo di più della radio è non sapere mai quante persone ti stanno ascoltando, è un bel lavoro di fantasia, sapere che dovrai raccontare qualcosa a qualcuno che puoi solo immaginare. Mi piace raccontare per immagini, spero di riuscire a trasmette quello che ho in testa, di farlo vedere; fare radio è un privilegio ma anche una grande responsabilità: in teoria quando il microfono è aperto potresti dire quel che vuoi, è un’opportunità di non poco conto ma è un lavoro e come tale devi saper arrivare alle persone senza perdere di vista contemporaneamente te stesso e l’obiettivo della tua emittente, questi i pro. Per contro non è facile essere sempre “up”, spensierati, lasciare fuori da quello studio la tua vita, i tuoi pensieri; forse quel che è più difficile però è riuscire a trasmettere quando nel Mondo capitano fatti tragici, quando “The show must go on” e il tuo stato d’animo non coincide con la musica che trasmetti. Quelli sono i momenti più difficili.

So che sei molto attivo sui social e tendi ad instaurare un rapporto di amicizia con i tuoi followers e a farti conoscere non solo tramite la tua voce, cosa ti porta a comportarti così? E’ forse un passo obbligatorio in quest’era dei social networks, che ha visto modificarsi e adattarsi i media classici?

Tutto mi riporta alla prima domanda: lo faccio perché amo esprimermi in maniera diversa. Una volta la radio era un microfono, la tua voce e basta. Mi piace scrivere e con l’arrivo dei social network ho cercato di esprimermi in maniera diversa per continuare a comunicare anche a microfono spento, dopo la diretta: Facebook mi piace usarlo come fosse una sorta di diario giornaliero, dove postare non tutto quello che faccio ma solo i fatti principali che caratterizzano le mie giornate; su YouTube ho iniziato facendo video comici meteo, una mia grande passione e ora sto riutilizzando quel canale per rispondere in video alle curiosità di chi mi segue (anzi se avete qualche domanda da farmi scrivetemi su cepostaperfabione@gmail.com e vi risponderò presto con un video-messaggio); poi c’è Twitter dove puoi scrivere anche più volte nell’arco della giornata e lì mi piace commentare le notizie, i programmi TV, salutare quando mi sveglio, dare la buonanotte; Instagram lo uso ma non penso di essere un bravo fotografo, mi sto impegnando però… Credo non sia obbligatorio usare i social network, anzi in alcuni casi sarebbe meglio tacere e sono il primo a scrivere una volta in meno piuttosto che una in più ma credo anche sia stata una scelta inevitabile, dettata dai tempi, un po’ come avere il cellulare negli anni ’90 per usare gli sms: non era obbligatorio mandare i messaggini ma era un modo per restare in contatto con gli altri.

Sappiamo che hai scritto un libro ma che non puoi rivelarci nulla, però vorremmo sapere a cosa ti sei ispirato, cosa ti ha portato a scriverlo?

In realtà lo sto ancora scrivendo e spero di riuscire ad ultimarlo entro la fine della primavera. Sarà un racconto autobiografico (siete i primi a cui lo dico, spero che gli editori non leggano quest’intervista o mi accorceranno di un mese il tempo che ho per finirlo), un libro che doveva essere scritto, per come è iniziato tutto: erano un paio di mesi che avevo in testa di scrivere ma non sapevo se iniziare e tenere tutto in un cassetto; poi una sera, dopo due settimane, è arrivato un messaggio su WhatsApp: “ Ma tu scrivere un libro”? È grazie a questa persona se sto scrivendo questa storia che sarà ispirata a una parte particolare della mia vita; anche in questo caso spero di poter comunicare qualcosa di utile, raccontando una parte di me. Se per qualcuno sarà utile avrò centrato l’obiettivo. Spero vi piacerà, ce la sto mettendo tutta.

Hai un consiglio o un messaggio da lanciare agli aspiranti speaker radiofonici e agli utenti radiofonici?

La radio è una passione, non può essere solo un lavoro ma può diventarlo, col tempo, con tanta costanza. La radio è un po’ “stronza”: se smetti di farla ci vuole tempo per rodare, non ti puoi improvvisare speaker, serve farla giorno dopo giorno, magari iniziando come è capitato a me, come passatempo-impegno da coltivare e portare avanti dopo le ore di scuola. Se la radio è davvero quello che volete fare trovate il modo di farla, rompete le scatole, bussate alle porte, fate capire che avete delle cose da dire, fate arrivare la vostra passione. Se te lo meriti, alla fine i risultati non tarderanno ad arrivare. Quando sei pronto, prima come persona, arriveranno le occasioni: sarà in quel momento che dovrai farti trovare lì e non perdere l’occasione. Lavorate sodo, divertitevi mentre lo fate, riascoltatevi molto, capirete quando sarà il momento giusto per bussare alle porte. A chi ascolta la radio? Continuate a farlo, sceglietela per la musica o per la voce con la quale entrate più in empatia. La radio non solo tiene compagnia, trasmette fantasia, racconta cose e come un libro permette d’immaginare quel che vedete, trasmette emozioni, tiene vivo il cervello, non invecchierete mai!.

Per concludere vorremmo chiederti se hai un particolare sogno nel cassetto e obiettivi futuri?

Il mio sogno nel cassetto? Quel cassetto è pieno ma te ne dico uno: guidare un treno! Chissà, magari fra i vostri lettori c’è qualcuno che lavora in ferrovia… Spero presto di potermi comprare una grande casa dove poter invitare amici e parenti a trascorrere i weekend e le feste; fare un grande albero di Natale, avere un giardino da curare con piante e fiori. Tanti gatti e un camino con la persona giusta accanto a me. Un obiettivo ambizioso ma non impossibile: per questo continuerò a lavorare molto, servono tanti bei soldini!

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