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Fabrizio Casalino parla della strage di Parigi: “Col caxxo che voi siete Charlie!”

Continua la lunga serie di messaggi e pensieri dedicati alla tremenda strage del giornale satirico francese Charlie Hebdo, così dopo il ricordo della giornalista Selvaggia Lucarelli ed il pensiero del cantante Biagio Antonacci, ecco alcune parole diverse da quelle condivise finora. A scrivere è Fabrizio Casalino, comico e cantautore di Colorado Cafè, che tre giorni fa ha postato un lunghissimo commento su Facebook, ricondiviso ben 12 mila volte.

Poche ore fa è stato Simone Cristicchi a riportare l’attenzione sulle sue potenti e critiche parole, definendole “un pugno nello stomaco”. Il comico infatti non ci va per il sottile, evitando perbenismi, carinerie e parole smielate, anzi mette in luce il suo lato più duro e satirico sottolineando che la famigerata frase “Je suis Charlie”, condivisa in blocco dal popolo del web all’indomani della tragedia, è in realtà infondata. Casalino afferma infatti che nessuno, tra quelli che sostengono si avere le medesime opinioni del giornale francese, ha davvero il coraggio e la libertà di esprimersi pienamente per quello che è, dovendo sottomettersi a montagne di regole che cozzano l’una con l’altra. Ecco il messaggio in versione integrale.

“Neanche io sono Charlie. Non siete Charlie. E neanche io. Charlie ha espresso idee profondamente libere, e offensive per altre religioni. Io no. Voi no. Voi siete quelli che si dichiarano laici e poi vanno a sposarsi in chiesa, perché mamma ci tiene. Voi siete quelli che non vanno a messa ma il figlio lo fanno battezzare, perché si fa così. E poi lo mandate a catechismo. O peggio, a messa ci andate. Non siete Charlie. Né io né voi abbiamo la libertà di Charlie, o il suo coraggio. Noi viviamo in un paese in cui la libertà di espressione di Charlie non esiste. E se la pensate diversamente, se credete che in Italia esista la libertà di espressione, andate a vedervi le classifiche sulla libertà di stampa. Quello di Charlie, per cominciare, è un dramma che ha luogo in un paese laico. Il vostro paese non lo è. Se foste Charlie, avreste fatto qualcosa in questa direzione. Io non sono Charlie. Perché il mio diritto di satira non l’ho mai esercitato in faccia a pericolosi integralisti. E come me, nessuno dei miei colleghi. Perché se fai la battuta sbagliata ci puoi anche lasciare la pelle. E noi alla pelle ci teniamo. Abbiamo il mutuo. Non dite che siete Charlie, colleghi. Che da noi ci sono i dieci comandamenti di Benigni. Non i dieci comandamenti di George Carlin. Non dite che siete Charlie, gentile pubblico, che poi mi arrivano minacce di morte se dico in televisione che uno con il camper sta nei coglioni. Da queste parti, uno come Charlie ce lo sogniamo. Anche per questo siamo pronti a indossare il dolore altrui, sentirci paladini di una libertà che non abbiamo perché  semplicemente non ce la siamo guadagnata. A noi è sempre andata bene così, siamo gente che prende volentieri le scorciatoie. Odiamo facile, sbandieriamo facile. Poi manifestiamo, cambiando foto del profilo. Perché dico queste cose impopolari? Che non mi porteranno alcun giovamento? Perché in mezzo a tutto questo coro di sdegno, e improvviso falso coraggio, credo sia doveroso per rispetto verso Charlie, che qualcuno vi dica chiaramente: -col cazzo che voi siete Charlie”.

CREDITS FOTO: Giulia Ferrando Photographer

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