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Facebook e il “manuale segreto” per moderare i post: cosa c’è dietro la rivelazione del New York Times

Fake news, post che incitano all’odio, immagini violente. Facebook, il più famoso dei social network, ne è pieno e finora la possibilità di bloccare i contenuti inappropriati era limitata alle segnalazioni degli utenti, poi valutate dalla piattaforma. Tuttavia, a seguito di scandali come il Russiagate e Cambridge Analytica, l’azienda guidata da Mark Zuckerberg ha dovuto cercare una soluzione al diffondersi incontrastato di notizie fasulle e contenuti aggressivi e la risposta sembra essere stata un “manuale segreto”. Almeno, questo è ciò che sostiene uno dei più importanti quotidiani americani, il New York Times, che da sempre segue la vicenda con inchieste giornalistiche che hanno scandagliato in profondità l’universo Facebook.

facebook

Attraverso slide in Power Point e tabelle Excel, un team di 7500 moderatori (in espansione secondo un portavoce di FB) decide cosa può o non può essere pubblicato su una piattaforma presente in più di 100 paesi, dove vengono postati miliardi di contenuti al giorno. Un’impresa titanica.

Il manuale segreto di Facebook divide i post in giusti o sbagliati

Le difficoltà che si celano dietro ad un lavoro del genere sono innumerevoli e non solo di natura tecnica. Il team che ha definito le linee guida, infatti, è composto da giovani avvocati e ingegneri che hanno tentato di decifrare tematiche complesse secondo una visione semplificata e dualistica della realtà: bianco o nero, giusto o sbagliato. Inoltre, dalla sede centrale, il manuale viene inviato agli uffici locali, dove spesso i moderatori sono assunti da agenzie esterne e non hanno le capacità per svolgere un compito così delicato.
Gli impiegati avrebbero, inoltre, dagli otto ai dieci secondi per decidere di bloccare o meno un post. Nonostante la guida, dunque, una gran parte del processo decisionale finisce con l’essere influenzato da punti di vista soggettivi.
La traduzione stessa delle slide, inoltre, sarebbe affidata ai locali che, secondo quanto riportato dal New York Times, userebbero traduttori online per decifrarle.
«Abbiamo miliardi di post ogni giorno e grazie al nostro sistema tecnico, stiamo identificando un numero sempre maggiore di potenziali violazioni- ha dichiarato Monika Bickert, responsabile del global policy management a Facebook-Con questi numeri, pur con una percentuale di accuratezza del 99%, si va in contro a un gran numero di errori». La Bickert ha sottolineato che la perfezione non è possibile, ma l’azienda farà di tutto per limitare i danni.

Facebook come arbitro nel dibattito politico mondiale

facebook linee guida

Secondo il New York Times, uno dei più grandi rischi insiti nell’attività di moderazione preventiva ad opera di Facebook, starebbe nell’inevitabile controllo del flusso di notizie e temi di discussione che popolano la piattaforma.
I documenti, forniti al quotidiano da una fonte anonima interna a Facebook, proverebbero che questo potrebbe essere in grado di influenzare il dibattito politico, favorendo determinati account al posto di altri, sulla base di liste volte a bannare le figure che incitano all’odio e regole che definiscono, ad esempio quando le parole “martire” o “jihad”, sono spia di linguaggio terroristico.
Ed è proprio questo tentativo di eliminare gli estremismi, che farebbe dell’azienda guidata da Zuckerberg, un potente arbitro nel panorama mondiale. In Grecia, ad esempio i post del partito di estrema destra Alba Dorata sono stati censurati. Ma lo stesso partito siede legittimamente in parlamento.
Ai dubbi sollevati del NYT, inoltre, si aggiunge la constatazione che i paesi dove Facebook si trova ad affrontare pressioni governative godono di una copertura maggiore. A riprova di questo, il social network blocca dozzine di gruppi di estrema destra in Germania, dove le autorità tengono d’occhio la piattaforma, ma solo uno nella vicina Austria.

L’importanza del contesto culturale

Alle difficoltà insite nell’efficace applicazione del manuale, si aggiunge il contesto culturale nel quale sono di volta in volta inserite. Regole generiche, definite in un ufficio sotto il sole della California, difficilmente si adatteranno con efficacia alle realtà dei singoli Paesi. E questo ha già provocato cortocircuiti informativi e scivoloni da parte dei moderatori assunti da Facebook o dalle agenzie esterne.
I casi citati dal Times sono innumerevoli. In Birmania, ad esempio, falle nelle linee guida hanno permesso ad un gruppo estremista di postare indisturbato, nonostante l’accusa di apologia del genocidio. Mentre in Indonesia sono stati bloccati gli appelli per la raccolta fondi a favore delle vittime di un’eruzione vulcanica, così come in India sono stati cancellati commenti critici nei confronti della religione.

Facebook: il più grande luogo d’incontro mondiale

Intanto l’impero di Zuckerberg continua ad espandersi, a raggiungere un numero sempre maggiore di utenti e il tutto basandosi su un algoritmo che favorisce i contenuti più provocanti, che a volte coincidono con quelli che le linee guida dovrebbero bloccare.
«Man mano che raggiungiamo e coinvolgiamo un numero sempre maggiore di persone – ha dichiarato la Dottoressa Su, News Feed engineer – maggiore è la posta in gioco». E ha aggiunto «credo che questo dia alle persone maggiori opportunità di essere esposti a nuove idee».
L’azienda sembra, dunque, tendere verso due poli all’apparenza opposti: espandere sempre di più la rete di utenti, coinvolgendoli attraverso contenuti che infiammano il dibattito e moderare in diretta quello stesso dibattito, evitando derive violente.
Non è semplice, di certo c’è ancora tanto lavoro da fare, ma di base, tutto ruota intorno a semplici domande, la cui risposta è legata al senso comune di ogni singola società e periodo storico: quali sono i contenuti che incitano all’odio? Quali quelli ammissibili?
Forse, però, la domanda di partenza dovrebbe essere: in che modo Facebook, in quanto luogo d’incontro, dialogo, scontro, dibattito, potrebbe esacerbare le tensioni sociali in un dato Paese?

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