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Facebook inchiesta The Guardian: le linee guida per moderare i temi scottanti

Un’inchiesta del The Guardian rivela le linee guida che Facebook utilizza per moderare, sulla propria piattaforma, quelli che sono ritenuti temi scottanti. Ci sono alcune regole ben precise che vengono esplicate nel catalogo pubblicato dal tabloid britannico riguardo le linee guida di “buon senso” messe in atto da Facebook a partire da circa un anno. La goccia a far traboccare il vaso, come noto, fu la foto di una bambina vietnamita nuda che fuggiva dal napalm degli americani: un’immagine che non piacque a molti e che creò lunghi dibattiti a causa della presenza di una infante senza vestiti.

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Facebook inchiesta The Guardian: le regole base

Quali sono le regole base che emergono dall’inchiesta del The Guardian circa l’utilizzo di Facebook e la gestione, di quest’ultimo, nel dibattito su temi scottanti? Per esempio, il social network di Mark Zuckerberg consente di “oscurare” video di morti violente purché vengano segnalati come urtanti: in caso contrario potrebbero restare in rete poiché potrebbero persino essere utili ad un’indagine, o a una ricerca scientifica. O ancora, come si comporta Facebook nel caso di immagini violente con protagonisti infanti? Le foto di violenza sui bambini possono essere bloccate solo se a sfondo sessuale, o accompagnate da un contesto di sadismo. Il paradosso arriva con l’autorizzazione a far pubblicare immagini di aborti, basta che non contengano nudità. Come scrive il The Guardian, inoltre, Facebook chiude un occhio per: “I video di morti violente di esseri umani sono urtanti ma possono contribuire a creare coscienza collettiva, come nel caso dei crimini di guerra: i minori hanno bisogno di essere difesi, ma gli adulti hanno bisogno di poter scegliere. Quindi si usi la dizione ‘nascosto ai minori’ senza automaticamente cancellare”. Un principio che pare valere, per estensione, per gli effetti delle azioni terroristiche e delle operazioni belliche. Queste sono solo alcune delle indicazioni raccolte dal The Guardian: Facebook immagazzina e segnala ai cosiddetti mediatori. Quest’ultimi avranno un tempo di decisione pari a 10 secondi. 

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Facebook inchiesta The Guardian: 10 secondi di tempo

Facebook è stato analizzato dal The Guardian. Dopo una lunga inchiesta il quotidiano britannico è entrato in possesso di un centinaio di manuali con le regole da rispettare e su come moderare argomenti come violenza, razzismo, terrorismo, odio e pornografia. Una fonte del quotidiano sostiene che “Facebook non è in grado di controllare i suoi contenuti, è cresciuto troppo in fretta, raggiungendo dimensioni enormi”. Difficile per esempio reagire in casi come il cosiddetto ‘revenge p***n’  in molte situazioni occorre decidere se l’immagine è appropriata in meno di 10 secondi, vista la mole di lavoro per i moderatori.

 

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