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Facebook: le 10 tristezze definitive che dovrebbero essere illegali

Facebook nella giornata di ieri ha avuto una sorta di down e il mondo l’ha subita. Perché tutti o quasi ne dipendiamo e questo ci sta, per mille ragioni che vanno dal lavorativo al mero svago. E’ un segno dei tempi, non c’è nulla di scandaloso: un tempo c’era la pubblica piazza, oggi c’è la piazza virtuale. Facebook non peggiora le persone, non genera mostri, semplicemente amplifica la galleria di tipi umani che popolano la terra, donando a tutti – senza scomodare Eco – una capillarità maggiore. In un certo senso Facebook ci apre gli occhi e ce li apre dandoci dei grossi dolori. A chi non è mai capitato di imbattersi in qualcosa inerente il profilo di un nostro contatto e provare un profondo senso di vergogna per i suoi comportamenti virtuali?

Perché, diciamocelo, bella la democrazia ma se il risultato sono i profili di coppia forse una censura preventiva, che ti mandi una scossa paralizzante quando ti accingi a creare il profilo in comunione con il tuo partner, non farebbe nemmeno così tanto schifo…Ecco quindi le 10 tristezze definitive in cui ci è toccato prima o poi imbatterci su fb. Se fate parte di coloro che le hanno perpetrate, mi spiace, ma non c’è perdono. 

1 E’ un trend abbastanza recente e ne abbiamo già fatto cenno: i profili di coppia. Solitamente compaiono in questa modalità: nomecognome di lei, nomecognome di lui e foto profilo di coppia solitamente su uno scoglio o in viaggio di nozze sulla route 66. Una roba che ti fa pensare “Se riuscite a convincere il mondo circa la solidità della vostra unione, poi ci credete anche voi?” Peraltro suggellata, ricordiamolo, da una foto su uno scoglio.

2 Le cose che mangiate.

3 Taggarsi in una città straniera: da 15 anni, ormai, con le low cost viaggiano cani e porci, non siete Goethe che sta sperimentando il Grand Tour europeo. Siete andati su skyscanner e con 110 euro vi siete comprati un weekend a Budapest con soggiorno incluso, perché in bassa stagione gli erano rimaste libere 3 doppie e le tiravano dietro.

4  Citazioni intellettuali o con la pretesa di esserlo. Circa questo fenomeno è emerso uno studio scientifico che ha dimostrato empiricamente, qui ne abbiamo scritto, che chi si sollazza in questo tipo di attività è tendenzialmente meno intelligente della media e anche più credulone. Quindi, da domani, lasciamo riposare l’anima di Bukowski e tutti coloro che hanno architettato delle frasi sagaci. Loro le hanno dette, non chi le copia incolla su Facebook…

5 Qui scatta la doppia penalità: citazione su Facebook di aforismi di Paulo Coelho.

6 Qualcuno che vi fa una foto mentre state facendo a vostra volta una foto con la vostra reflex che, grazie al progresso tecnico, vi illude di avere talento artistico.

7 Veniamo probabilmente al picco assoluto della cialtroneria: lanciare messaggi sibillini e semi criptici, ma sufficientemente chiari per essere recepiti dalla persona che vi ha fatto una sgarro e che volete pubblicamente colpire. Rubare in un orfanotrofio vi renderebbe comunque più sopportabili per coloro che assistono a questo regolamento di conti pubblico fatto a metà.

8 Postare le foto dei propri figli piccoli.

9 Gattini che se la giocano con i “Rip” dedicati ai personaggi famosi morti del giorno di cui, come da copione, fino a 3 ore prima si ignorava l’esistenza.

10 Cercare di attirare l’attenzione con frasette e mezzucci del tipo “Non ce la faccio più”. Chi non ce la fa più davvero nemmeno gli passa per l’anticamera del cervello di lagnarsi su Facebook. Probabilmente avete soltanto un disturbo istrionico di personalità, ma ce la fate benissimo…a romperci i coglioni.

 

 

 

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