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Facebook risponde alle accuse sulla foto censurata della ‘bimba del Napalm’

In seguito alla lettera recapitata sulla scrivania di Mark Zuckerberg da Espen Egil Hansen, direttore del quotidiano norvegese AftenPosten, il social network rilascia una nuovo comunicato stampa ufficiale inerente la foto censurata della famosa ‘bimba del Napalm’:

Dopo aver sentito i riscontri della nostra community, abbiamo analizzato nuovamente come i nostri Community Standard sono stati applicati in questa circostanza. Un’immagine di un bambino nudo, normalmente, violerebbe i nostri community standard, e in alcuni Paesi potrebbe addirittura essere considerata un’immagine pedopornografica. In questo caso, riconosciamo la storia e l’importanza globale di questa immagine nel documentare un particolare momento storico.
Grazie al suo status di immagine iconica di importanza storica, il valore della sua condivisione supera il valore della protezione della community attraverso la rimozione, quindi abbiamo deciso di ripristinare l’immagine su FB dove sappiamo essere stata rimossa. Inoltre modificheremo i nostri meccanismi di revisione per permettere la condivisione di quest’immagine d’ora in avanti.
Ci vorrà del tempo per adeguare i nostri sistemi, ma la foto dovrebbe essere disponibile per la condivisione nei prossimi giorni.

Una risposta che molto probabilmente potrebbe non piacere a tanti degli utenti norvegesi coinvolti nel dibattito sulla foto censurata.
Ieri, dopo il primo ban di Facebook, si è attivata una sorta di catena a favore della libertà di espressione sul social network. Un buon numero di utenti ha infatti deciso di condividere il post incriminato scatenando le ire degli algoritmi deputati alla moderazione di foto e commenti. Lo sharing è stato favorito anche dal premier Erna Solberg che, in un commento ha espresso tutto il suo disappunto sull’accaduto: “Voglio che i miei figli e gli altri bambini crescano in una società dove si possa imparare dagli eventi storici, anche da quelli sbagliati. Facebook gestisce una piattaforma di comunicazione enorme, quindi deve prendersi delle responsabilità.

Un attacco diretto al CEO di Facebook, Mark Zuckerberg, che proprio durante la sua visita agli studenti della Luiss di Roma, lo scorso 30 agosto, aveva confermato di essere “un’azienda hi-tech, non una azienda dei media.

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