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Fake news e disinformazione: effetti preoccupanti in vista delle elezioni europee 2019

L’informazione è un bene economico e sociale. La disinformazione, di contrasto, è di per sé un “male”, ossia un “bene” la cui maggiore disponibilità fa diminuire la soddisfazione (utilità) del consumatore. Lo attesta il rapporto “News vs Fake nel sistema dell’informazione”, presentato lo scorso 23 novembre a Roma e attinente all’indagine conoscitiva su “piattaforme digitali e sistema dell’informazione”, condotta dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni (AGCOM). La tanto preoccupata Agcom pone al centro del dibattito contemporaneo le strategie di disinformazione (alimentate dalle cosiddette fake news) che rappresentano, come appurato dall’Autorità stessa, all’epoca dei social network e della rete in generale un vero e proprio pericolo sociale. Ma questa non è una storia nuova. La disinformazione prende forma grazie a vere e proprie strategie: il ciclo produttivo di una fake news viene definito, tecnicamente, “filiera”. Ciò influenza, inevitabilmente, diverse tematiche sociali: la politica (giusto per fare un esempio) riflesso più diretto e immediato di quella che dovrebbe essere la voce dei cittadini, assorbe gran parte delle preoccupazioni dell’Agcom poiché, per sua natura, risulta essere il tema più esposto al fenomeno disinformativo.

disinformazione agcom

Le tematiche dell’informazione

Ma quali caratteristiche presenta il sistema informativo italiano? Dal rapporto “News vs Fake nel sistema dell’informazione” si apprende quali siano i flussi di informazione (sia nella quantità che nel genere) che attraversano ogni giorno canali digitali come web e social network. Al riguardo – si legge nel rapporto – l’analisi di milioni di contenuti informativi prodotti dai mezzi di comunicazione ha consentito di tracciare la distribuzione dell’offerta di informazione in base a cinque categorie tematiche, riconducibili a: “hard news”, “cultura e spettacolo”, “economia”, “scienza e tecnologia”, e “sport”. Nello specifico, si rileva che, in un mese medio, oltre il 40% dell’informazione prodotta in Italia riguarda hard news, ossia notizie di cronaca, politica e fatti di rilevanza internazionaleSeguono le categorie più legate all’intrattenimento, quali “cultura e spettacolo”, che rappresenta quasi un quarto del volume informativo complessivo, e “sport”, che costituisce il 17% dell’informazione offerta. Vien da sé che la maggior parte delle informazioni transita sul web trattando tematiche di grande importanza sociale come quelle sopra menzionate che, per natura intrinseca, si prestano perfettamente a influire sulla sfera ideologica e sulle decisioni di investimento e consumo dei cittadini.

L’importanza dell’informazione

Viviamo in un Paese liberal democratico che tutela le libertà personali, di espressione e di sviluppo dell’uomo sopra ogni cosa. In un mondo inondato di informazione, la lucidità diventa fondamentale per esprimere al meglio quei diritti costituzionalmente tutelati. L’interconnessione tra fatti di cronaca e fatti riguardanti la politica da un lato e l’opinione comune dall’altro è fortissima. Questi sono i temi caldi che più interessano il cittadino (italiano come quello europeo) e che più dividono l’opinione pubblica. Ed è alla luce di questa riflessione, apparentemente banale, che si cela l’importanza di accedere ad informazioni attendibili, sorrette da fonti qualificate e, per l’effetto, affidabili. Se volessimo rinvenire una definizione di disinformazione potremmo attingere proprio dal rapporto dell’Agcom di cui abbiamo parlato affermando che il fenomeno della “disinformazione si riferisce alla divulgazione di contenuti informativi falsi, infondati, manipolati o riportati in maniera non veritiera, creati ad arte in modo da risultare verosimili nel contesto mediatico”. Gli studi che sono poi confluiti del rapporto sono iniziati nel 2015 e, sulla scorta dei lavori, lo scorso anno è stato indetto un “Tavolo tecnico per la garanzia del pluralismo e della correttezza dell’informazione sulle piattaforme digitali”. Come sottolinea Antonio Nicita, commissario dell’Agcom, uno degli obiettivi perseguiti dal tavolo tecnico è ottenere, consensualmente, “l’accesso in via indipendente ai dati e alla diretta visione del funzionamento della profilazione algoritmica dei social network”. In tal senso non basta ricevere le autonome valutazioni degli operatori, ma sarebbe opportuno farne delle indipendenti, grazie a studi indipendenti. I colossi del web come Google e Facebook stanno sicuramente collaborando per rendere possibile la realizzazione dell’ambizioso quanto necessario progetto che soggiace alla base del Tavolo tecnico. La riunione di questi “cervelli”, umani e digitali, sarà l’occasione per capire quali possano essere azioni di autoregolamentazione efficaci di contrasto alla disinformazione, nei vecchi come nei nuovi media. 

Fake news elezioni europee 2019

L’Eurobarometro spiega: cosa temono gli italiani

Lo scorso settembre è iniziato l’iter di analisi dei dati statistici raccolti su oltre 27mila persone in giro per l’Europa interrogate sulle preoccupazioni che nutrono in vista delle prossime elezioni europee. L’indagine statistica è confluita all’interno del report dell’Eurobarometro dal titolo “Democrazia ed elezioni”, che ha evidenziato un dato interessante. Nel documento si legge, infatti, che il 75% degli Italiani è preoccupato per la disinformazione in periodi pre-elettorali, due punti in più della media europea. Dal testo si deduce anche un’altra esigenza degli esercenti il diritto di voto: maggiore trasparenza da parte delle piattaforme digitali e dei social network in merito alle inserzioni pubblicitarie di carattere politico, al denaro investito e alle uguali opportunità di accesso dei partiti agli spazi online. La preoccupazione che ci siano rilevanti interferenze con la libera formazione dell’opinione politica degli elettori (formatasi sulla base di un numero imprecisato di notizie costruite a tavolino all’esito di un procedimento di “filiera”), non sono solo dei cittadini. Il tema sta, come ovvio che sia, anche a cuore allo stesso Nicita e, per parallelismo, alla stessa Agcom, soprattutto in vista delle prossime elezioni europee 2019. “Ci riferiamo alle elezioni europee solo perché sono il prossimo grande appuntamento, ma abbiamo già lavorato sulle elezioni nazionali. Inoltre, il tema della disinformazione e dell’hate speech on line non si limita al periodo elettorale, ma si fonda su strategie pervasive che agiscono su periodi più lunghi”. 

Le fasi della filiera: come si confeziona la disinformazione

Il terzo dei quattro capitoli che compongono il report Agcom è dedicato all’analisi del procedimento di creazione delle fake news: un vero e proprio procedimento di filiera che può essere suddiviso, idealmente, in tre fasi distinte. La prima è quella della creazione del messaggio, una seconda relativa alla trasformazione del messaggio in informazione e, in ultima istanza, la diffusione. Questa ultima fase, quella delle diffusione, può avere effetti ancora più amplificati se si tiene a mente che, attraverso i moderni mezzi di comunicazione gli utenti del web possono, non solo veicolare (in direzioni potenzialmente illimitate) le notizie, ma possono anche contribuire a crearle. Un interessante spunto di riflessione che proviene proprio dall’Autorità Garante è che il terreno più fertile per la proliferazione e l’attecchimento di notizie falsificate è proprio la scarsa preparazione specialistica su un determinato tema. In buona sostanza, si giunge ad un paradossale gioco di parole: maggiore è la disinformazione (in termini di ignoranza sulla materia) e più la disinformazione (intesa come fake news) aumenterà. A questo scenario si aggiunga la diffidenza maturata nei confronti dell’informazione tradizionale e ci si arriverà presto a tirare le somme: si giungerà ad una scarsa predisposizione a cercare di verificare le fonti della notizia prima di provvedere a diffonderne il contenuto.

Ma quindi: servono regole nuove per la circolazione delle news in rete? Antonio Nicita risponde rilevando che “sicuramente servono poteri che permettano l’ispezione di dati e algoritmi, al fine di accedere ai dati e capire gli effetti sia di certe strategie di informazione, sia di misure di autoregolamentazione. Sulle news ci sono vari strumenti che si potrebbero adattare alla gestione social: uno è quello – già esistente – di  controllo delle fonti, che evidenzia da dove viene quella notizia. Questo permetterebbe agli utenti di separare quanto appreso dai giornali e quanto da blog di privati. Altro tema molto complicato è quello della relazione tra account falsi e account anonimi, temi simili ma di fatto del tutto distinti. Sarebbe importante effettuare delle ricerche applicate per comprendere come questi due strumenti vengono utilizzati a livello strategico e politico”.

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