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Fare impresa in Italia è più facile? I sorprendenti dati della Classifica Doing Business 2016

Fare impresa in Italia è più facile? Così parrebbe, a giudicare dal balzo di 11 posizioni compiuto nella classifica Doing Business della Banca Mondiale. La Banca Mondiale è un’istituzione internazionale che ha il compito di finanziare progetti di sviluppo nelle nazioni arretrate, allo scopo di promuovere l’uscita dalla povertà di più persone possibile, più velocemente possibile. Il suo centro studi promuove moltissimi studi sulle condizioni economiche e di vita di tutte le nazioni del mondo. Uno degli indici più noti è considerato “Doing Business”: attraverso una serie di parametri classifica i vari stati del mondo in base alla facilità, o meno, di fare impresa. Alcuni parametri sono strettamente numerici (numero di giorni per aprire un’impresa, numero di ore per completare i documenti di import/export, etc.), alcuni altri sono leggermente più arbitrari (indice di qualità dei processi civili, indice di qualità delle regole sulle costruzioni, etc.). Per ciascuno stato è poi possibile rintracciare la lista delle riforme compiute anno per anno, dal 2008, ossia quando per la prima volta è stato condotto questo studio.

Fare impresa in Italia, e nelle altre maggiori nazioni

Nella classifica assoluta, come detto, l’Italia si piazza alla posizione numero 45 su 189 prese in esame. In miglioramento di 11 posizioni rispetto all’anno precedente. La maggiore riforma presa in esame riguarda la capacità di far rispettare i contratti: in particolare viene giudicato positivamente l’obbligo di utilizzare le comunicazioni telematiche per i tribunali. Per quel che riguarda le nazioni ad alto reddito, l’Italia si piazza alla posizione numero 28 su 32. Peggio, tra queste, solo Cile, Israele, Grecia e Lussemburgo.

Fare impresa, chi si piazza meglio

Nella classifica assoluta, la nazione in cui è più facile fare impresa risulta essere Singapore. Anche quando abbiamo parlato di Libertà Economica, abbiamo visto come fosse la seconda nazione più libera economicamente del mondo, dietro solo ad Hong Kong.  Per quel che riguarda i singoli parametri, Singapore primeggia per quel che riguarda la semplicità dei permessi di costruzione, la protezione degli investitori di minoranza nelle società di capitali (al pari di Nuova Zelanda e Hong Kong) e per quel che riguarda la capacità di far rispettare i contratti. Il parametro peggiore, in cui è addirittura al 41esimo posto, è su tempi e costi per le procedure di import ed export. A seguire, nei primi 5 posti troviamo Nuova Zelanda, Danimarca, Corea ed Hong Kong. La Danimarca, migliore europea, è al primo posto per facilità e costi di import/export, al pari delle altre nazioni dell’Unione Europea (Italia compresa), mentre proprio nella capacità di far rispettare i contratti è nella posizione peggiore, ossia la 37 a livello mondiale.

Nelle posizioni dalla sesta alla decima troviamo Regno Unito, USA, Svezia, Norvegia e Finlandia. Gli USA primeggiano paradossalmente nella facilità di ottenere credito (seconda posizione mondiale) e nella capacità di risolvere i problemi di insolvenza (quinta posizione), mentre in tutti gli altri 8 parametri ottengono un piazzamento deludente. E la capacità di avere accesso al credito non è necessariamente un bene, se il credito è drogato da politiche monetarie folli come quelle che stiamo vivendo, sia dalla nostra parte dell’Atlantico che dalla loro. Tra le altre nazioni europee, ottimo piazzamento della Macedonia, 12esima assoluta al mondo, seguita da Germania (15esima), Estonia, Irlanda, Islanda e Lituania, tutte nelle prime 20 posizioni mondiali. La Macedonia è la seconda nazione al mondo in cui è più facile avviare un’impresa, e la settima al mondo per quanto riguarda il sistema fiscale.

Per quanto riguarda gli altri “giganti”:

  • la Russia si trova in 51esima posizione complessiva, con fiori all’occhiello la capacità di far rispettare i contratti (quinta al mondo), e la facilità ed economicità di registrazione degli immobili (ottava al mondo)
  • la Cina si trova in 84esima posizione complessiva, come unico punto di forza la capacità di far rispettare i contratti, dove è settima al mondo
  • Gli Emirati Arabi Uniti sono di gran lunga la nazione meglio piazzata del Medio Oriente, al numero 31 complessivo, migliore al mondo per quel che riguarda la (non) tassazione, seconda al mondo per facilità dei permessi di costruzione e quarta al mondo per quel che riguarda la facilità di accesso all’elettricità. Pessimi risultati per quel che riguarda tariffe e burocrazia su import/export, facilità di accesso al credito e facilità di risolvere le insolvenze
  • L’India si trova in 130esima posizione, unico fiore all’occhiello, l’ottavo posto al mondo per quel che riguarda le normative a protezione dei soci di minoranza nelle società di capitali

Fare impresa in Italia, luci ed ombre

E veniamo allo stivale. Non è una sorpresa che la posizione complessiva sia tra le peggiori in Europa, ossia 45esima a livello mondiale. Delle 32 nazioni ad alto reddito nel mondo è l’ultima in merito al sistema fiscale, e tra tutte le 189 nazioni prese in esame, si piazza in un non proprio lusinghiero 137esimo posto. Nella capacità di far rispettare i contratti, “risale” al posto numero 111 al mondo, mentre nella facilità di accesso al credito si trova al 97esimo posto. Immagino che questi tre risultati vi sorprendano ben poco. Relativamente sorprendenti sono i risultati sui parametri in cui l’Italia si comporta “meno peggio”. Sulla facilità di import/export, si condivide il primo posto al mondo con tutti gli altri membri dell’Unione Europea, poi si registra un 23esimo posto nella facilità di risolvere le insolvenze e un 24esimo posto nella facilità di registrazione degli immobili.

Doing Business, un bilancio

Sebbene la classifica Doing Business cerchi di essere il più possibile aderente a dati oggettivi, molti risultati sembrano abbastanza poco realistici. E questo sia per alcune valutazioni qualitative sulle normative, come accennato nei paragrafi poco più sopra, sia perché alcuni dati, paradossalmente, non riflettono l’effettiva facilità/difficoltà di espletare determinate procedure burocratiche. In generale i parametri presi in esame sono molto eterogenei e la loro importanza relativa varia molto tra un parametro e l’altro, al fine della facilità di fare impresa in una nazione. Lo scopo che viene messo in luce nel documento, fin dall’introduzione, più che fornire informazioni esaustive a chi vuol decidere di investire in questo o quello stato, è di indicare ai governi le aree in cui è più urgente che attuino riforme volte a facilitare l’avvio delle attività economiche, e quindi la crescita dell’economia. Un aspetto utile che salta invece all’occhio, è che la facilità di avviare un’impresa non dipende solo dagli aspetti fiscali, peraltro importanti: esistono nazioni che, magari a causa della presenza di ingenti risorse energetiche, o che hanno accumulato grandi risorse economiche in epoche recenti, possono permettersi di tenere una tassazione molto bassa, ma tengono in vita apparati burocratici, culture e consuetudini che scoraggiano in ogni caso l’attività economica.

Nato a Molfetta, residente da più di 20 anni a Bergamo, e innamorato follemente di Milano. Laureato in Economia Aziendale, ha una passione smisurata per la pubblicità, che ha trasformato in lavoro, occupandosi di Consulenza di Marketing, Copywriting e "Socialcosi". Altre passioni sono i viaggi, la tecnologia, il calcio, le ragazze (non necessariamente in quest'ordine) e l'automobilismo, per cui è giornalista, telecronista e speaker in pista.

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