in ,

Fast Animals and Slow Kids Forse non è la felicità, Aimone Romizi: “Tutto questo è la felicità per noi” (INTERVISTA)

I Fast Animals and Slow Kids sono tornati con Forse non è la felicità (Woodworm Label), nuovo album uscito venerdì 3 febbraio 2017 negli store di tutta Italia. E in attesa di dare il via agli show live in cui, come sempre, tireranno fuori la ‘grinta’ che li ha contraddistinti nel loro breve percorso, si stanno divertendo con alcuni showcase. Ieri, giovedì 9 febbraio 2017, hanno ‘conquistato’ Firenze con un tutto esaurito alla Galleria del Disco. Tantissimi fan presenti per questa giovane band perugina molto apprezzata in ambito ‘underground’.

—> TUTTO SUL MONDO DELLA MUSICA

La redazione di UrbanPost ha colto l’occasione per scambiare quattro chiacchiere con Aimone Romizi, frontman dei Fast Animals and Slow Kids.

I Fast Animals and Slow Kids partiranno da Arezzo per il loro nuovo tour. Lì, dove il vostro “percorso” è cambiato. Scelta simbolica?
“Beh, Arezzo è il centro nevralgico di tante situazioni, anche perché è casa della nostra etichetta musicale (Woodworm). Andrea Marmorini, insieme a Jacopo, è produttore dei nostri dischi ed è stato il nostro primo ‘fonico’, andavamo in giro noi 4 più lui. Abbiamo fatto le cose più disparate e lui ci ha affiancato come un vero amico. Inoltre, Arezzo è tappa di tanti ricordi, sono successe tantissime cose strane. Te ne racconto una!”

Spara…
“Una volta ci hanno rubato il furgone, o meglio gli strumenti che avevamo all’interno. Per fortuna poi abbiamo ritrovato tutto. Ma Arezzo ha davvero una storia abbastanza lunga per noi. E poi iniziamo da lì per un motivo specifico: siamo di Perugia e devi credermi, se c’è qualcosa di ‘stressante’, è suonare davanti a chi ti conosce. Con Alaska abbiamo deciso di fare l’ultima tappa a Perugia, adesso ci fermeremo a metà percorso. Da Arezzo possiamo anche fare una settimana piena di allestimenti.”

Eppure, già questi primi showcase sembrano testimoniare che i Fask qualcosa la stiano facendo. Te lo aspettavi questo affetto?
“Sì, qualcosa la stiamo facendo e siamo molto contenti di questo. Questi primi showcase, organizzati all’ultimo dentro negozi di dischi indipendenti, partiti dalle basi, abbiamo visto che la gente risponde con vero affetto. Si tratta di un rapporto molto ‘semplice, pura e istintiva’ e questo ci tranquillizza.”

—> FORSE NON È LA FELICITA’ TRACKLIST

Ma parliamo di Forse non è la felicità. Quando i Fast Animals and Slow Kids si sono detti: “Facciamo un nuovo album”? E come è nato?
“Non ha una vera origine, è nato da registrazioni che aveva il chitarrista, ovvero lo schema normale di come facciamo nascere il disco. Siamo partiti da riff semplici, siamo andati in sala prove tutti e quattro e lo abbiamo sviluppato. Però, è stato un tempo abbastanza lungo. Ti dirò, dopo l’ultimo tour ci eravamo fermati e avevamo detto: ‘No basta, abbiamo finito’.”

Alaska tre mesi, Forse non è la felicità più di un anno: come mai? E quali sono le differenze tra i due album?
“Sì Alaska è stato realizzato in tre mesi, siamo stati velocissimi. Mentre Forse non è la felicità ha un tempo di ‘realizzazione’ molto più lungo, almeno un anno. Anche quando siamo andati in sala registrazione ci abbiamo lavorato molto perché non eravamo convinti di alcuni aspetti. Ci abbiamo lavorato tanto. E con una modalità diversa: Alaska lo abbiamo scritto mentre eravamo in tour, sono stati dei pezzi molto più veloci, scrivevamo sul furgone mentre eravamo in viaggio e poi registravamo. Forse non è la felicità, invece, è nato a Perugia, in sala prove. E poi c’è una particolarità in queste nostre canzoni.”

—> LE ULTIMISSIME SUL MONDO DELLA MUSICA

Quale?
“Succede, e se si ascolta l’album si può capire, che diverse canzoni siano state lasciate a metà e poi riprese. Ci abbiamo sbattuto la testa per mesi ma non venivano, ci siamo dedicati ad altro e poi abbiamo ripreso i brani incompleti. Una cosa mai successa prima, tutto questo grazie alla tranquillità mentale mai avuta.”

Se prendiamo in esame la ‘breve’ storia dei Fast Animals and Slow Kids, possiamo considerare l’Alcatraz il vostro punto di rottura?
“Beh, punto di rottura… non lo so perché ce ne sono tantissimi punti di rottura nella nostra piccola storia. Però, l’Alcatraz è stata un’esperienza pazzesca e la rifaremo anche quest’anno ed è stata una serata incredibile. Ci sono fiumi di corpi davanti a te e poi la cosa bella è che le prime quattro file le conoscevo tutte, venivano da tutta Italia. Come se volessero dire: ‘Grazie ragazzi’. È stato un gesto di una bellezza e di un’emozione importante.”

Torniamo al nuovo album. Parlate di felicità. Ma è un concetto astratto: cosa significa per i Fast Animals and Slow Kids?
“La felicità per noi è davvero andare in sala prove con quattro birre ed essere tranquilli con noi stessi, fare due battute e avere il tempo per poter pensare che la musica è la nostra vita. Questo è il concetto di felicità.”

Certo che scegliere un singolo da 5 minuti è stata una scelta ardua per i principi di marketing discografici. Non vi ha spaventato?
“Abbiamo scelto Forse non è la felicità come singolo. Ammetto che anche la stessa etichetta inizialmente ci abbia detto: ‘Ma un singolo non può essere così lungo…” poi, però, siccome abbiamo la fortuna di lavorare con persone amiche, hanno capito e abbiamo pubblicato questo come singolo. Loro ci consigliano, sono amici. A me piace pensare che se io ho realizzato il disco, debba essere io (inteso come band, ndr.) a decidere il singolo da estrarre dal nostro album. Io decido quella che rappresenta di più il progetto artistico.”

—> TUTTE LE NEWS CON URBANPOST

I Fast Animals and Slow Kids con Forse non è la felicità si sono differenziati dai loro precedenti lavori. Come ha reagito il vostro pubblico a questo cambiamento?
“Guarda, io pensavo che la gente avrebbe storto il naso perché è un lavoro diverso da prima e perché destabilizzare un’idea è sempre molto rischioso. Anche se il disco con 55 minuti e 11 pezzi non può mai considerarsi commerciale. Però, avevamo timore della reazione del pubblico ma con questi showcase stiamo vedendo che abbiamo un pubblico che ha capito. Quando qualcuno ti ascolta e capisce vuol dire che hai comunicato la tua libertà. Ma non è neanche così radicalmente diverso. La musica è libera.”

Hai anche detto che suonate per voi stessi…
“Sì, può sembrare una roba ‘cafona’ ma è così. Per noi la musica è catartica davvero, terapeutica. Ci aiuta nel quotidiano e così non possiamo cedere a troppi compromessi se non tra noi.”

La canzone di Aimone per Forse non è la felicità: a quale sei più affezionato?
“Guarda, ci stavo ragionando in questi giorni e la mia personalmente è Montana e Tenera età. Hanno una connotazione spazio – temporale molto importante per la mia storia. E poi sono state due canzoni difficili da organizzare, da comporre, e quando arrivi alla fine di questo processo sei contento. Dici: ‘questa canzone mi piace tanto e ci ho pure lavorato parecchio.’.”

Qual è l’attuale situazione della discografia italiana vista con gli occhi di un giovane musicista?
“Io vivo da personaggio che sta all’interno ma ragiono da chi sta nella società. Perché voglio far così, non perché non sarei in grado di capire quelle logiche ma perché se ti butti viene coinvolto. La risposta allo stato della salute italiana? Mmm, non mi interessa.”

allattamento al seno, allattamento al seno flash mob, allattamento al seno luoghi pubblici, allattamento al seno ovunque lo desideri, allattamento al seno petizione,

Allattamento al seno: petizione e flash mob nelle città italiane per farlo #ovunquelodesideri

Uomini e Donne gossip: Giulia De Lellis e Andrea Damante

Uomini e Donne gossip: il look di Giulia De Lellis a Sanremo 2017, è polemica