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Fecondazione assistita: selezionare embrioni sani non è reato

La Corte Costituzionale ha stabilito che il selezionamento di embrioni sani non è un reato. Si tratta quindi di una selezione atta a evitare che embrioni malati o con gravi difetti genetici e malattie trasmissibili vengano impiantati. Dunque una nuova bocciatura della Legge 40 che regolamenta la fecondazione assistita.

Nel dettaglio, i giudici della Corte Costituzionale oggi hanno stabilito che l’articolo della Legge 40 nel quale si evidenzia come reato la selezione degli embrioni malati è illegittimo. La Consulta ha così dichiarato legittima la bocciatura sollevata dal Tribunale di Napoli per quella sezione della Legge 40 tramite cui veniva considerato reato il ricorso alle tecniche di fecondazione assistita e, nello specifico, alle tecniche di preimpianto per le coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche trasmissibili. Da oggi, infatti, ogni ospedale pubblico o privato dovrà garantire la diagnosi di preimpianto alle coppie fertili e con malattie genetiche trasmissibili.

Per quanto riguarda, invece, la sanzione penale attribuita ad azioni di soppressione degli embrioni malati, la Corte Costituzionale ha dichiarato la questione non fondata. La sentenza depositata proprio oggi, infatti, spiega che “La discrezionalità legislativa circa l’individuazione delle condotte penalmente punibili può essere censurata in sede di giudizio di costituzionalità soltanto ove il suo esercizio ne rappresenti un uso distorto o arbitrario, così da confliggere in modo manifesto con il canone della ragionevolezza: nel caso in esame, deve escludersi che risulti per tali profili censurabile la scelta del legislatore del 2004 di vietare e sanzionare penalmente la condotta di soppressione di embrioni, ove pur riferita agli embrioni che, in esito a diagnosi di preimpianto, risultino affetti da grave malattia genetica“. In merito al destino degli embrioni malati, la Corte Costituzionale ha aggiunto: “Si prospetta l’esigenza di tutelare la dignità dell’embrione malato alla quale non può parimenti darsi, allo stato, altra risposta che quella della procedura di crioconservazione, poiché l’embrione non è certamente riducibile a mero materiale biologico“.

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