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Federico Marchetti: un Gatto nella Porta della Lazio

La storia di Federico è romanzesca. Da ragazzo gioca di punta, ma poi viene mandato tra i pali e lì mostra tutto il suo talento. Percorre l’Italia in lungo e in largo (Vercelli, Crotone, Torino, Treviso) prima della chance all’Albinoleffe, società seria e concreta come tutti i bergamaschi.

A fine bene paga a Marchetti un ingaggio anacronistico (500 euro), una misera nel 2006. Eppure nella ‘Celeste’ questo ragazzo di Cassola, bassa vicentina, decolla. Lo nota il Cagliari che lo acquista per un cospicuo pacchetto di milioni. E qui c’è la consacrazione e la condanna. Già, perchè Federico para tutto, ma non i colpi bassi del presidente Cellino. Il 2010 è l’anno più strano della sua vita. Solo quattro anni prima (ai tempi del ministipendio) aveva visto in tv il trionfo mondiale di Berlino e non avrebbe mai immaginato di essere il titolare azzurro a Sudafrica 2010. E invece..

Dopo la prima partita con il Paraguay Buffon si fa male. E lui se la gioca (neanche male) nelle partite con Nuova Zelanda e Slovacchia. L’Italia va fuori, ma lui se l’è comunque cavata. Il peggio deve ancora venire. Marchetti è forte e lo vuole mezza serie A. La Sampdoria lo corteggia. L’affare sfuma. E lui sospira un timido ‘ci speravo’.

Il suo presidente, Cellino, non la prende bene e lo retrocede al ruolo di terzo portiere. Risultato? Un anno da zero minuti e l’odore acre e deprimente della naftalina. Poi l’occasione-Lazio. Anche qui alti e bassi. A fine aprile mette le mani addosso all’arbitro Bergonzi al termine della partita di Udine. Protesta per un gol preso a gioco ‘fermato’ dal triplice fischio proveniente dagli spalti. E’ un altra mazzata da quattro giornate di squalifica. Codice azzurro infranto e addio Europeo. Federico, però no si scoraggia.

Torna a parare tutto. Fino a sabato in casa della Juve. Il gatto è tornato in porta. E ha ancora almeno cinque vite da spendere!!

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