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Festa delle Donne 8 marzo 2016: la storia e le lotte di oggi, dal lavoro alla pensione

La Giornata internazionale della Donna, ricorre oggi 8 marzo ed è chiamata più brevemente Festa della donna. La giornata dedicata alle donne è nata per ricordare le lotte sociali, politiche ed economiche delle donne, allo stesso tempo per cristallizzare le discriminazioni e le violenze che ad oggi sono ancora costrette a subire. Il primo “Woman’s Day”, Giornata della donna, è stato celebrato nel 1909 negli Stati Uniti in un periodo storico particolarmente difficile per le donne, ritenute inferiori e indegne tanto da non poter usufruire degli stessi diritti degli uomini. Nel 1909 il Partito Socialista americano organizzò per la prima volta la manifestazione per chiedere il suffragio universale. Da quel momento le donne si cominciarono a unire per chiedere una condizione sociale migliore a partire dai posti di lavoro. Nel 1911 un incendio nella fabbrica Triangle a New York, in cui morirono 150 operai, la maggior parte donne, diede l’ulteriore spinta alle sollevazioni femministe che anche in Europa cominciavano a prendere forma. La prima Festa della Donna in Italia risale al 1922, voluta dal Partito comunista, come simbolo di lotte e vittorie per rendere la Terra un posto migliore.

In Italia le donne devono ancora lottare in ogni ambito sociale per vedere riconosciuti i loro diritti. I dati statistici sottolineano che le donne occupate aumentano nella fascia d’età tra i 55 e i 64 anni, come conseguenza delle rigidità della legge Fornero.  Mentre il tasso di disoccupazione giovanile nell’ambito femminile è purtroppo crescente con percentuali “aberranti”. Nel terzo trimestre del 1995 le donne occupate erano 522 mila, nel terzo trimestre del 2015 ne sono state contate 1,498 mila. Questo vuol dire un milione di ultra 55 enni sui posti di lavoro. Mentre gli uomini sono anch’essi aumentati, ma di meno rispetto alle coetanee, +159% contro il 287%.

L’attuale normativa previdenziale pone le lavoratrici ultra 55enni nella situazione di lavorare fuori casa, dedicarsi alla cura di familiari anziani e fare da supporto ai figli per gestire i nipotini. Molte donne sono messe davanti alla scelte se rinunciare allo stipendio o al ruolo di madre, figlia e nonna. La retribuzione diventa uno stress troppo grande da sopportare. Le lavoratrici che si battono per la proroga del pensionamento anticipato attraverso Opzione Donna sono portatrici di questa problematica che costituisce lo specchio della nostra società attuale, dove mancando molti servizi a supporto della famiglia e le donne sono schiacciate da più ruoli da rivestire. Il regime sperimentale di Opzione Donna, approvato nel 2011 andava nella direzione di agevolare le donne, a cui era stata riconosciuta la possibilità di anticipare la pensione a 57 anni se dipendenti o 58 se autonome, calcolando l’assegno integralmente col sistema contributivo, con la conseguenza di un trattamento pensionistico “tagliato” del 30%, ma che consentiva loro di occuparsi delle proprie famiglie. Dopo il 31 dicembre 2015 per le donne cesserebbe questa opportunità, ecco perché tante lavoratrici si sono riunite nei gruppi sorti su Facebook con lo scopo di ottenere la proroga di questo specifico regime previdenziale.

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