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Fibrosi cistica sintomi: paziente vive sei giorni senza polmoni, la storia di Melissa Benoit

Melissa Benoit è affetta da fibrosi cistica, una patologia di natura genetica: in questo caso, l’organismo non è in grado di gestire efficacemente il cloro, e questo comporta una produzione di muco denso capace di ostruire i dotti interni. Il rischio maggiore si presenta nei polmoni: il liquido, infatti, è causa di infezioni. La malattia può essere tenuta a bada grazie ai farmaci, ma per Melissa la situazione è peggiorata a causa dell’influenza. È cominciato tutto nell’aprile del 2016, quando venne ricoverata in terapia intensiva. I batteri presenti nei suoi polmoni avevano sviluppato una resistenza agli antibiotici, diffondendosi nel resto del corpo con il rischio di provocare uno shock settico.

È stato in quel momento che i medici del Toronto General Hospital hanno preso l’unica decisione plausibile: asportare i polmoni di Melissa e sperare in un trapianto. L’operazione ha avuto successo e nei sei giorni successivi, Melissa è sopravvissuta grazie ad alcuni macchinari: uno per pompare il sangue aiutando il cuore, uno per ossigenarlo e un terzo per rimuovere l’anidride carbonica. Durante quest’arco di tempo i farmaci hanno contrastato l’infezione. Successivamente le sono stati impiantati i nuovi polmoni grazie a un donatore. Il responso dell’intervento, inoltre, è stato pubblicato il 25 gennaio sulla rivista scientifica The Journal of Thoracic and Cardiovascular Surgery.

Il medico responsabile dei trapianti presso il Toronto General HospitalShaf Keshavjee, ha spiegato: “Per la prima volta, abbiamo avuto una paziente senza polmoni nel nostro reparto di terapia intensiva. A dirla tutta, tecnicamente è stata tenuta in vita da un polmone artificiale, da un cuore artificiale e da un sistema renale artificiale per sei giorni“. Nonostante gli ottimi risultati, i medici tendono a essere non troppo ottimisti, dato entrano in gioco moltissimi fattori. Per ora, dopo cinque mesi, Melissa Benoit si sente piena di speranza e ha raccontato che il motivo principale che l’ha spinta a tentare l’impossibile è stato la possibilità di riabbracciare e vedere crescere sua figlia di tre anni, oltre a poter mangiare nuovamente cibo vero dopo essere stata nutrita attraverso un tubo per cinque lunghi mesi.

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