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Figlio prete pedofilo: il racconto di chi è nato da un abuso, sconcertante testimonianza

Erik è il figlio di una donna violentata da un sacerdote quando era ancora 15enne. Nato da un abuso, oggi che è felice e sposato ed ha due figli, ha deciso di rendere pubblica ai microfoni di Radio Cusano Campus la sua tremenda storia.

“La storia inizia nel 1981. Mia madre aveva appena compiuto quattordici anni e subì un abuso sessuale da don Pietro, parroco di una piccola parrocchia in provincia di Ferrara. Questo parroco, mio padre, ha abusato di lei nel suo studio”, esordisce così Erik, riaprendo le sue ferite. Sua madre, giovane e di famiglia indigente, era una parrocchiana legata al religioso, che non mancò di darle aiuto economico. “Lui violentò mia madre e le disse che se avesse parlato avrebbe buttato fuori casa tutta la sua famiglia. Lei dopo un paio di mesi, quando si accorse di essere rimasta incinta, raccontò quanto le era successo. Nessuno le credeva quando diceva che era stato don Pietro a metterla incinta a seguito di una violenza sessuale”.

Anche il vescovo di Ferrara, messo al corrente dello stupro e della gravidanza, avrebbe intimato alla giovane donna di tacere: “La Chiesa fece di tutto per infangare e per portare fuori strada le indagini. Mia madre chiese l’esame del DNA ma mio padre, don Pietro, inizialmente si rifiutò. Lui accusò altre persone, il Vescovo lo coprì, provarono a chiudere la bocca a mia madre offrendole un lavoro, ma lei rifiutò. Nessuno ha mai allontanato Don Pietro dalla Chiesa, anzi, è stato messo a gestire un asilo. Un prete pedofilo, che era risaputo che palpeggiasse molto spesso le ragazzine, gestiva un asilo, portava i bambini ai campi estivi d’estate, lui è diventato una vittima, mia madre la carnefice che l’ha denunciato”.

Erik reclama ancora giustizia, dopo tanto tempo: “Nel 2010, parlando con mia madre, siamo andati da un avvocato e abbiamo cercato di ottenere giustizia. Abbiamo avuto un processo civile, a questo parroco è stato fatto l’esame del DNA, ed è ovviamente risultato essere lui mio padre. Non abbiamo avuto nessun risarcimento, lui non ha mai pagato perché il reato era ormai prescritto. L’unica cosa che siamo riusciti ad ottenere è stabilire una volta per tutte che mia madre non era una bugiarda”. Un padre che solo messo alle strette dalla prova del Dna ammise le sue colpe, derubricandole a “un periodo di sbandamento e debolezza” nella sua vita, per poi dirsi tardivamente pentito ma senza mai averlo dimostrato con i fatti.

Le accuse del giovane sono indirizzata anche al Vaticano: “Ci sono stati diversi passaggi, il Vescovo di Ferrara mi ha detto che non poteva fare nulla perché il prete ormai era vecchio e non gli andava di punirlo. Dal Vaticano la stessa cosa, mio padre è rimasto prete fino al giorno della sua morte, nel 2014, a febbraio. La Santa Sede non ha fatto niente, ha speso tante belle parole ma concretamente non ha fatto nulla”.

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