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Fin da bambina: il diritto e la bellezza dell’unicità di essere femmina in un mondo di uomini

Cosa pensa una mamma, da Oriente a Occidente, quando scopre che il suo pancione porterà ad un fiocco rosa? Felicità e complicità, certo, ma anche ansia e timore per ciò che la sua piccola dovrà affrontare che, bene o male, sarà più complesso rispetto alle prospettive di un maschietto. Vorrà fare l’astronauta o la ballerina, essere una casalinga oppure un soldato? In qualsiasi caso dovrà affrontare il giudizio degli uomini che, malgrado siano più o meno con lo stesso numero su questo pianeta, governano il mondo.

E’ anche per rispondere a questa domanda che in occasione della Giornata Internazionale delle Bambine e delle Ragazze 2016, il Grattacielo Pirelli di Milano si è tinto di rosa con il convegno “Fin da bambina. I diritti della bambina”, organizzato su iniziativa di Laura Caradonna, presidente della Consulta Femminile Interassociativa di Milano. Un evento davvero “rosa” che ha riunito sedici diverse associazioni femminili di categoria ma soprattutto donne di successo e motivate a spronare il genere femminile. Presenti in sala Pirelli infatti rappresentanti di associazioni lombarde come Donne Giuriste Milano, Donne Ingegneri e Architetti, Donne Medico Milano ma anche l’Associazione Nazionale Donne Elettrici nonché il MOICA, ovvero il Movimento Italiano Casalinghe della Lombardia. Tra i personaggi di maggiore spicco che hanno dato lustro al convegno Isabella Bossi Fedrigotti, presidente di Plan International Italia ma anche la professoressa Amalia Ercoli Finzi del Dipartimento di Ingegneria Aerospaziale del Politecnico di Milano nonché la signora Renata Barcella dell’Unione Femminile Nazionale, associazione che dal 1899 lavora per i diritti delle donne in Italia.

Tanti gli interventi delle relatrici del convegno “Fin da bambina” che hanno toccato le numerose problematiche dell’essere donna oggi ma soprattutto l’importanza di ricordare l’unicità del genere femminile quando si combatte per le “pari” opportunità. In questo è stata assolutamente esaustiva nel suo intervento Cinzia Pecchio, presidente della Consulta Femminile Regionale Piemonte nonché laureata in economia, imprenditrice e mamma, la quale ha richiamato all’attenzione dei presenti l’importanza del “diritto ad essere bambina”, femmina e in quanto tale a riconoscersi diversa ma non inferiore ai maschi. “Non dobbiamo lottare per essere come gli uomini perché ‘pari’ non significa ‘uguali'” ha spiegato la Pecchio che ricorda che le donne sono biologicamente e psicologicamente diverse dagli uomini e la loro forza sta proprio in quelle caratteristiche uniche.

Sulla stessa linea di pensiero è stato l’intervento di Margherita Franzoni, presidente della Delegazione Lombardia AIDDA ovvero l’Associazione delle Imprenditrici e delle Donne Dirigenti d’Azienda. “Sono cresciuta in un’azienda a conduzione familiare” ha spiegato la Franzoni “e mi hanno insegnato fin da bambina che bastava essere brava per avere successo ma non è stato così. Ho spesso visto purtroppo gli uomini avere una via preferenziale in quanto maschi e non per l’impegno messo”.

Per le bambine, per coloro che saranno le donne del domani, tanti i problemi da affrontare fin dalla più tenera età, nei Paesi più sviluppati come in quelli meno. Da una parte infatti l’intervento dell’Associazione Italiana Donne Medico ha ricordato i 125 milioni di bambine che in tutto il mondo per “tradizione”, anche se sarebbe meglio definire barbarie, vengono ancora sottoposte a mutilazione genitale. Eppure dall’altra in Occidente le più piccole, nel completo disinteresse degli adulti, sono lasciate alla mercè dei pericoli dei web tra casi di pedofilia e cyberbullismo; “il genitore deve imparare a conoscere il mondo e soprattutto i pericoli del web, deve educare le proprie figlie ad utilizzare questi mezzi ma deve anche controllare: gli adulti di oggi non devono aver paura di fare i genitori” ricorda nel suo intervento Elisabetta Silva dell’Associazione Donne Giuriste di Milano.

Insomma un pomeriggio ricco di spunti di riflessione che ha saputo unire la tragicità degli ancora fin troppo numerosi casi di spose bambine in tutto il mondo, ai problemi dell’essere madre e donna lavoratrice in Occidente oggi ma anche la bellezza e l’unicità di una bambina che, come ricorda la professoressa Amalia Ercoli Finzi, può scegliere di diventare ciò che vuole perché anche la scienza e la tecnologia sono cose da donne.

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