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Francesco Motta racconta come è La Fine dei Vent’Anni [INTERVISTA]

Francesco Motta è il miglior esordiente della discografia italiana. Direte voi, quali sono le basi di UrbanPost per affermare ciò? Infatti, non siamo noi a dirlo. Francesco Motta è stato premiato con uno dei riconoscimenti più ambiti per un musicista: la Targa Tenco in qualità di miglior esordiente. Il suo nome al fianco di ‘artisti’ del calibro di Niccolò Fabi.

La Fine dei Vent’Anni è il primo album da solista per Motta che di musica si nutre fin da quando è diciottenne: nella sua carriera due album in studio con la sua precedente band, i Criminal Jokers, poi la scelta di lavorare da solo. Sul suo percorso un incontro fondamentale con Riccardo Sinigallia, produttore del suo primo album da solista. E adesso eccoci qui, tra un “Prima o poi ci passerà” e un “Sei Bella Davvero.” Francesco Motta si racconta ai microfoni di UrbanPost.

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Primo disco da solista e tante soddisfazioni: com’è la Fine dei Vent’anni?
“Sette mesi dall’uscita dell’album. Sto davvero molto bene, sono concentrato e ho tantissima voglia di scrivere cose nuove. Purtroppo, però, il tempo non è infinito e stiamo migliorando il lavoro live. Io sono molto contento e motivato.”

Hai vinto la Targa Tenco, mica pizza e fichi. Un anno fa, alla vigilia di questo viaggio ‘folle’, te lo aspettavi?
“Non è che non me lo aspettassi… è che proprio non ci pensavo. È stata una grandissima soddisfazione, quando ci metti la tua vita e tutto il cuore per fare una cosa e alla fine scopri di essere riuscito e che questa cosa viene anche apprezzata da altri è davvero una grande soddisfazione.”

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Un disco prettamente biografico: dalle ballate d’amore (‘Sei bella davvero’) a canzoni molto più cupe (‘Del tempo che passa la felicità’). Qual è il percorso che segui in questo album?
“No, non direi che ‘Del tempo che Passa la Felicità’ è una canzone triste. C’è malinconia, non tristezza. In questo album ci vedo tanta speranza e voglia di guardare avanti con il sorriso, come sto facendo.”

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Cito testualmente “È la paura di invecchiare, di perdere i capelli, e di dover stare bene […]”, in “Prima o poi ci passerà”. Hai davvero così paura dell’avanzare della tua età?
“In realtà più invecchio meno ho paura di invecchiare. All’inizio del mese sono arrivato a questi 30 anni ed ero preparato: mi sento più cosciente, mi godo la felicità di qualche anno fa, la paura di non essere al 100% fisicamente sì, quella c’è, ma anche se il fisico dovesse esserci meno ci deve essere la capacità di catalizzare al meglio la tua forza. È bello invecchiare.”

sanremo 2014

Quanto è stato importante Sinigallia per questo tuo lavoro?
“Indispensabile, soprattutto a livello testuale anche perché questo era il punto di maggiore criticità nei lavori realizzati con i Criminal Jokers. La cosa più importante e a cui tengo maggiormente è che adesso continuiamo a collaborare ed è nata una grande amicizia. Per quanto riguarda il lavoro del disco, invece, devo dire che mi è piaciuto molto il suo essere rispettoso delle cose che già c’erano, ha cercato di potenziare quelle che già c’erano e mi ha dato una mano a farmi tirare fuori alcune cose.”

Ci racconti il Francesco Motta ventenne?
“Sono sempre stato una persona che ha preso la musica come un qualcosa di molto serio, l’ho vissuta con grande disciplina. A 20 anni non avevo i mezzi per dire certe cose, sempre a livello testuale, anche se da quando ho 18 anni il mio unico obiettivo è quello di fare musicista. Lo faccio a prescindere dai risultati, a partire dal post-maturità, al liceo. Ovviamente ci sono stati degli errori ma tutti sono serviti per farmi arrivare preparato a questo disco. Tornassi indietro? Rifarei tutto quello che ho fatto. E soprattutto sono contento di non aver fatto quello che avrei voluto fare a vent’anni: trasferirmi all’estero.”

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Notte o giorno, quando prediligi scrivere i testi delle tue canzoni?
“Giorno. Non prediligo la notte, è molto difficile. Appena mi sveglio la mattina oppure appunto qualcosa prima di dormire ma poi ci lavoro il giorno dopo.”

Se cito Criminal Jokers, cosa mi dici? Sei rimasto in contatto con i tuoi “ex colleghi”?
“La ‘Fine dei Vent’anni’ è arrivato molto di più perché le canzoni sono palesemente più belle. Attenzione, non sputo nel piatto dove ho mangiato anche perché le canzoni dei Criminal Jokers le scrivevo io, sarebbe come se mi sputassi da solo in testa. Semplicemente lì c’erano grossi limiti della scrittura che, invece, adesso non ci sono. Adesso si percepisce qual è il mio modo di pensare e scrivere testi, fare musica. Per me è più importante ed è diventata più importante anche per chi mi conosceva. Con i miei ‘ex colleghi’? Il rapporto è addirittura migliorato.”

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Francesco Motta mostra di avere ‘cazzimma’: chi compra il tuo disco è consapevole di vedere il tuo faccione in copertina. Lo sai che oggigiorno lo fanno in pochissimi? Come mai questa scelta ‘coraggiosa’?
“È una scelta molto coraggiosa, ma anche molto pop. Fondamentalmente il genere delle mie canzoni è pop, ma quello fatto bene. Il pop che non si vergogna di dire certe cose ed è la cosa più difficile. Per esempio il pop di artisti come Lucio Dalla, il pop bello. Ho scelto di mettere la mia faccia, senza artificio alcuno, grazie alla grande intesa nata con Claudia Pajewski. Ci ho messo 4 anni a scrivere questo disco, volevo metterci anche la faccia.”

Motta e gli ‘amori’ musicali: da chi trai ispirazioni? E cosa stai ascoltando in questo periodo?
“Non voglio essere snob, sia chiaro, ma ascolto davvero pochissima musica. Non me ne vanto, anzi me ne vergono anche. Quando ero più piccolo ascoltavo molto musica inglese ma adesso sono cambiato, oggi faccio davvero fatica ad ascoltare musica inglese, specie di questo periodo. Ascolto musica italiana, non di questo periodo. Attualmente un disco che mi piace tanto, però, è quello di Salmo.”

Ti vedremo a Sanremo 2017?
“Nel 2017? Mmm, non penso. Siamo alle porte, quindi non credo. Però Sanremo è il Festival della Canzone italiana e spero di andarci in futuro, in generale nella vita spero di sì.”

 

 

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