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Francesco Rosi un anno fa moriva il menestrello serio del Secolo Breve

Era nato a Napoli nel 1922 ma è morto a Roma, la città dove si è fatto il cinema in Italia nel Novecento. Francesco Rosi è stato un fulgido esempio di regista storico, dovremmo dire impegnato, ma storico rende meglio l’idea. Perché restituire le pieghe delle storia e del costume di un Paese, segnato da due Guerre Mondiali, da miseria e boom economico, da stragi di Stato e anni di piombo, da piccole aspirazioni borghesi di chi ambisce a nuovi status quo a letture profetiche di una realtà in divenire.

Inizia con Visconti che per primo intuisce il potenziale di Rosi che firma la sceneggiatura di Bellissima, uno dei film italiani più sottovalutati della storia. La ferocia inedita con cui la coppia Rosi-Visconti raccontano il vero volto dell’industria cinematografica con quei personaggi satellite ambigui e squallidini che la affollano e la spregiudicatezza delle madri che per un posto al sole per le loro figlie le venderebbero un tanto al chilo; predice meglio di orde di storici la fame di fama che oggi il boom del selfie e dell’aspirazione al “like” sui social conferma pienamente. Il sogno di essere famoso.

Rosi accoglie l’eredità neorealistica di Visconti declinandola verso un nuovo genere, perfetto per i suoi tempi: il film inchiesta. E per fare un’inchiesta devi essere serio, documentato, acuto, veloce di testa ma, soprattutto, credibile. La serietà con cui Rosi lavorava per restituire la realtà e raccontarne punti di vista inediti lo rende non soltanto un artista di primo livello, pluripremiato ogni volta che si metteva dietro la macchina da presa, ma anche uno storico. Illuminante, in questo senso, una delle sue ultime dichiarazioni circa il proprio approccio al cinema: “Fare cinema significa contrarre un impegno morale con la propria coscienza e con lo spettatore. Gli si deve l’onestà di una ricerca della verità senza compromessi. Più ci si addentra nel reale e più si ha coscienza che la certezza del vero e del giusto non esiste. Ma quel che conta è la nitidezza della ricerca.”

Uno come Rosi, su mafia capitale, chissà cosa avrebbe fatto.

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