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Francesco Totti: «Sono uno di parola. Il fallo a Balotelli? Fatto apposta!» e su Spaletti dice…

Francesco Totti è uno di parola, la sua fede alla Roma ne è la testimonianza. Nel corso della sua lunga carriera più volte gli è stata data l’opportunità di guadagnare di più in altri club, ma l’amore per la maglia giallorossa è sempre stato più forte di tutto. «Quando avevo 12 anni il Milan era pronto a pagare 300 milioni per me. In quel caso il ‘no’ fu della mia famiglia. Soprattutto di mia madre» ha spiegato Francesco Totti al Venerdì di Repubblica.  

«Perché non ho chiuso giocando in Asia, in America etc…? Perché avrei rovinato 25 anni di carriera. Ho sempre detto che avrei indossato un’unica maglia» ha proseguito il calciatore che ha parlato anche del «no» al Real Madrid. «Decidere fu durissimo. Rimasi anche per Ilary. Stavamo insieme da poco e a me non piacciono i rapporti a distanza. A ripensarci però non ho manco vinto tanto poco: un Mondiale, uno scudetto, due Coppe Italia, due Super Coppe, una Scarpa d’oro…!». E chi può dargli torto? La maglia della Roma gli ha dato non poche soddisfazioni e l’addio lunghissimo all’Olimpico è soltanto una delle tante dimostrazioni d’affetto dei suoi tifosi. Lo celebrano come l’ottavo re di Roma, lo venerano come fosse un Dio. Indimenticabile lo striscione di un ultrà in occasione dell’ultimo match giocato da Totti: «Speravò de morì prima!». Questo per dire che Totti e la Roma sono una cosa sola, una storia d’amore infinita.

Nell’intervista l’ex attaccante giallorosso ha parlato anche di alcuni episodi della sua carriera. «Il fallaccio a Balotelli? Arrivò dopo un crescendo, erano anni che lui provocava, insultava me e i romani. Un continuo. Alla fine la cosa è esplosa. Fu un fallo orrendo, proprio per fargli male. Ma dopo, stranamente, i giocatori dell’Inter non mi assalirono mentre uscivo dal campo per l’espulsione. Maicon mi diede addirittura il cinque. La sensazione era che anche tra i suoi compagni interisti Balotelli creasse qualche irritazione». L’attaccamento alla maglia lo ha manifestato anche mettendosi in prima linea affinché la Roma acquistasse talenti veri da schierare in campo: «Per vincere ho sempre detto che servono i campioni. Speravo che venissero Ronaldo, Ibrahimovic, i più forti del mondo. Non solo davanti, ma anche difensori o centrocampisti. Purtroppo avevamo un limite, le poche possibilità economiche per spendere per questi campioni. Io ho cercato veramente di portare gente impensabile a Roma». Chiude l’intervista parlando poi dei suoi allenatori: «Quando parli con Capello hai sempre torto. Sa tanto, ma l’ultima parola deve essere sempre la sua. Se passa un piccione e lui dice che è un gabbiano, ti dimostrerà che è un gabbiano. È cocciuto, perfezionista. Un maniaco. Luciano Spalletti è stato quello che ha spinto di più perché abbandonassi».

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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