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Francesco, volontario ad Haiti: «Un divieto proibiva di distribuire l’acqua, ma davanti a me avevo una bambina! »

Francesco è un giovane volontario della Fondazione Rava, l’organizzazione umanitaria che aiuta l’infanzia in condizioni di disagio in Italia e nel mondo, attraverso progetti, adozioni a distanza e volontariato. Al Corriere della Sera Francesco, impegnato in un’attività nell’ambito scuola-lavoro, ha raccontato la sua esperienza ad Haiti.

«Tempo fa mi trovavo a Port-Au-Prince, Haiti, con un gruppo di partecipanti al Campus solidale della Fondazione Francesca Rava. Haiti è un Paese molto povero, molto diverso dall’Italia. Un giorno eravamo a Cité Soleil (la grande baraccopoli della città) e stavamo costruendo una casa assieme alla gente del posto. Faceva un caldo tremendo, tipo 35°c, e il sole batteva forte, quindi si faticava parecchio!». Ad un certo punto Francesco si rende conto che qualcuno non molto lontano da lui lo stava timidamente osservando. «Mentre trasportavo mattoni, mi sono accorto di una bambina che mi guardava. Mi sono avvicinato e l’ho salutata. Lei era timida e dolce, mi sorrideva guardando per terra. L’ho presa in braccio e abbiamo parlato un po’. Fra le altre cose, mi ha mostrato casa sua (che erano due mattoni montati alla buona con sopra un tetto di lamiera) e mi ha presentato suo papà, un ragazzo della mia età che stava lavorando con me!», ha proseguito il giovane.

«Una delle molte tragedie di quel posto è che mancano le infrastrutture di base. Non ci sono acquedotti, per cui l’acqua viene trasportata in bottiglioni e… scarseggia, per usare un eufemismo. Noi volontari avevamo portato dell’acqua per la giornata ma ci hanno vietato di distribuirla, perché gli assetati sono troppi e, non avendone abbastanza per tutti, rischiavamo che si facessero del male per ottenerla. Così quel giorno per loro niente, dovevano aspettare il furgone dell’acqua che sarebbe passato l’indomani. Ma loro avevano sete in quel momento, mica l’indomani!», ha raccontato Francesco alla giornalista Fausta Chiesa. «La prima domanda, umiliante per tutti, sorge spontanea: perché l’acqua spettava a me e non a loro? Perché io e non loro? Avevamo faticato tutti insieme, avevamo tutti sete. Perché allora? Se ci pensate, una vera ragione non c’è…si chiama ingiustizia. Mi sono sentito cattivo e impotente, una sensazione strana. Poi ho riguardato la bambina e mi sono chiesto da quanto tempo non bevesse qualcosa!», ha aggiunto il giovane, che con mano ha potuto toccare quella disuguaglianza di cui ci si riempie la bocca sui social, sui giornali, in tv. Quell’ingiustizia che divide il mondo in due: chi ha l’acqua e chi non la possiede, o peggio ancora chi non ha la cioccolata e chi la butta via perché ne ha troppa. Lo spreco da una parte e la povertà dall’altra, la ricchezza e la miseria.

Come si può restare indifferenti di fronte una bambina che ha sete? Francesco non c’ha pensato su due volte: «Non ho resistito, ho preso quello che rimaneva e l’ho chiamata di nascosto dietro un angolo. Le ho porto la mano, dischiuso le dita e mostrato un pezzo di ghiaccio. I suoi occhi si sono illuminati, la sua bocca si è aperta in un gran sorriso, come se avesse aperto lo scrigno di un tesoro. Il suo tesoro era quel pezzo di ghiaccio. Un pezzo di ghiaccio, capite? Lo ha preso, l’ha bevuto e si è rinfrescata la fronte. Al momento dell’addio mi guardava con uno sguardo pieno d’amore, come fossi un principe azzurro. Intanto il mio cuore piangeva. Piangeva e urlava: “Giustizia, giustizia! Dove sei? Cosa devo fare? Dove devo indirizzare i miei passi?”. Ci penso da allora e credo di aver trovato una risposta: i miei passi devono portarmi al tesoro! L’unico tesoro veramente importante, un tesoro sconfinato, che si nutre solo di se stesso e si moltiplica all’infinito: il sorriso di quella bambina. Ecco, questo è ciò che vi volevo raccontare. E voi? Ditemi, dove vi portano i vostri passi?».

Chi volesse conoscere più da vicino l’Associazione Rava di cui fa parte Francesco può partecipare all’incontro che si terrà a Milano il 17 ottobre (ore 18.30, spazio Fondazione, via Premuda 38/A). Qui ci sarà la presentazione dei Campus solidali della Fondazione. Un’occasione per tanti ragazzi e ragazze che vorrebbero misurarsi con l’esperienza del volontariato: «Il nostro intento è quello di invitare i giovani e tutti coloro che intendono fare un’esperienza di volontariato all’estero, in particolare nei 9 paesi dell’America Latina di cui si occupa la Fondazione Francesca Rava».

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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