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Frantz recensione del film: a Venezia 73 François Ozon porta l’eleganza

Frantz, film di François Ozon con Pierre Niney, Paula Beer, Ernst Stötzer, Marie Gruber e Johann von Bülow, presentato alla 73. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia – la Biennale di Venezia 2016, con inquadrature pulite e giochi di colore porta l’eleganza a Venezia 73. È la storia delle storie, l’amore per il figlio perso in guerra, il perduto amore, la salvezza che ruota attorno a due fucili che si guardano, l’incubo del punto di non ritorno, l’andare come il non andare mai, la menzogna per il bene altrui, l’egoismo spezzato, l’amore, e l’amore ancora, per salvarsi e proseguire qualcosa, perché chiamarla vita è troppo. Perché dobbiamo vivere con tutto questo dolore addosso che ci perseguita? Perché c’è dell’altro, e Ozon ce lo mostra, senza mai nasconderci nulla.

Non è la regia dell’anticipare per far capire che qualcosa succederà, bensì l’evolversi dei gesti, precisi e delicati, come le mani di un violinista che suona accorto la sua musica. Frantz è un ragazzo tedesco che combatte al fronte nel 1919 contro la Francia, viene ucciso da Adrien che un giorno si presenta sull’uscio della famiglia, per svuotarsi di tutto e insieme non ammettere nulla. Adrien non riesce a raccontare alla famiglia di Frantz di averlo ucciso, lo fa solamente con Anna, la promessa sposa di Frantz, le rivela le sue pene sulla tomba del defunto, e invece di essere odiato viene desiderato. Un nuovo inizio? Capendo la sua sofferenza Anna non dice la verità ai genitori di Frantz, anzi, li lascia speranzosi di un possibile futuro con il buon Adrien, e parte per Parigi, alla ricerca di quel soldato che amava le poesie di Rilke.

Lo trova? Si ritrova. In un dialogo sul suicidio, come se fosse la soluzione più semplice sia per Anna che per Adrien, ritorna la vita. L’olio del dipinto di Édouard Manet Le Suicidé è la materia grazie a cui, perché la gratitudine va citata, i personaggi prendono consapevolmente un’altra direzione e Ozon ci mette di fronte a colori e bianco e nero lasciandoci totalmente liberi di formulare un alfabeto di combinazioni tutto nostro: vado, magari troverò qualcuno che vorrà vedere la vita con me. E forse, accade.

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