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Free in Deed recensione, vincitore miglior film Orizzonti a Venezia 72

Free in Deed, film di Jake Mahaffy, vincitore della sezione Orizzonti alla 72. Mostra del Cinema di Venezia, con Kathy Smith, Edwina Findley, David Harewood, Alex Coker, Porsha Ferguson, vuole indagare la sfera antropologica dal carattere scientifico a quello spirituale, senza porre alcun giudizio, ma soffermandosi sull’uomo in quanto essere che vuole vivere e prova a riporre speranza in un altro che è nell’Alto o empirico.

Jake Mahaffy muove tutta la pellicola nel puro senso del dramma: una madre single con due figli si trova a dover far fronte al male costante del primogenito, un bambino che ripetutamente inizia a gridare dai forti rumori che sente nella sua testa. Le strade che prova sono due, la salvezza con la medicina arriva ad avvisarla che suo figlio potrebbe essere rinchiuso e allontanato per sicurezza, la via della religione la mette in relazione con un pastore, noto per aver salvato una donna dal cancro, che con alcuni riti costanti prova a scacciare il demonio dal corpo del bambino.

Il dramma in Free in Deed non lascia un secondo di pace, nemmeno alla fine, ed è un film che fa piangere anche chi cerca di stare sempre nel mezzo tra le due strade. Liberarsi con un atto resta l’interrogativo più grande: quale?

No

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