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Frugalità, il libro di Paolo Legrenzi dedicato al nostro futuro (video)

Roma, secondo dopoguerra. Il Presidente della Repubblica Luigi Einaudi invita a cena un gruppo di giornalisti. Per dessert, un piatto di pere. Il Presidente ne prende una dicendo: “Troppo grande per me, qualcuno ne vuole metà?”. Ennio Flaiano si ritrova nel piatto la sua mezza pera. Più in là negli anni, ha raccontato Enrico Deaglio, Flaiano si rifarà malinconicamente a quell’evento con la sua ineguagliabile sagacia: sembrava ancora molto distante l’”era delle pere indivise”.

"Frugalità", l'ultimo libro di Paolo Legrenzi

Prendendo spunto da una moltitudine di aneddoti molto significativi sia pubblici che privati, analizzando le logiche consumistiche che creano desideri indotti e nullificano, mercificandole, le nostre passioni, Paolo Legrenzi (professore emerito di psicologia all’Università Ca’ Foscari di Venezia) ricompone nel suo ultimo libro il mosaico del concetto di frugalità, l’esito principe di un rifiuto consapevole dell’abbondanza e del superfluo. Lo studioso, sgomberando il campo dagli equivoci, si preoccupa di chiarire come la frugalità e le sue virtù non debbano essere confuse né con l’avarizia, “passione terrena, solitaria e triste” il cui emblema tragico è la figura di Mazzarò, il personaggio verghiano che dopo aver speso tutta la vita ad accumulare beni prese a bastonate anatre e tacchini per portarli con sé dopo la morte, né con l’ossessione per il risparmio, che pure può essere un effetto collaterale delle’essere frugali.

La frugalità, scrive Legrenzi, “non ha altro scopo se non se stessa”. Si tratta, infatti, di una scelta di stile e di buon gusto che brilla di luce propria e si riconosce come un valore in sé. Possiede, inoltre, delle implicazioni darwiniane, poiché favorisce una maggiore adattabilità agli scenari esistenziali che mutano rapidamente e si ammanta di quel sapere tacito che un tempo si imparava in ambito familiare e che mirava al benessere, non alla ricchezza. Frugalità, poi, è sinonimo di antifragilità poiché innesca una permanente strategia di prevenzione che a sua volta concede uno spazio autonomo nel quale poter godere del piacere senza incappare nella morsa dei suoi colpi di coda. Secondo Legrenzi, il massimo esempio di una scelta di vita frugale è da ricercarsi in Walden ovvero Vita nei boschi, il diario scritto nel 1854 dal poeta e filosofo Henry David Thoreau per testimoniare i suoi due anni di vita trascorsi lontano dalla società. Il professore veneziano, tuttavia, non ambisce a spingere il lettore a scegliere una vita ascetica, ma con le sue parole tenta di forgiare “la strategia per respingere i desideri costruiti dagli altri, e non da noi”. Occorre “selezionare le cose importanti, illuminarle, farle risaltare, in modo da chiarire a noi stessi gli obiettivi fondamentali della nostra vita.

Il valore della frugalità, dunque, deve essere riscoperto come la base della buona educazione. A tal proposito vale la pena ricordare che verso la fine degli anni sessanta Walter Mischel propose un esperimento (video) che mise in luce come già in tenera età i bambini abbiano un diverso rapporto con il desiderio. Messi davanti ad un dolcetto, non tutti i bambini sono in grado di non mangiarlo per riceverne in premio un altro. Successivamente si è notato come quelli capaci di resistere ad una tentazione per più tempo, una volta cresciuti, saranno individui meno impulsivi e avranno maggiori possibilità di eccellere in ambito scolastico e professionale. Ma esiste anche per gli adulti un indice di frugalità? Forse potremmo utilizzare il principio della valigia. Pare che una persona frugale si muova con una valigia di medie dimensioni semivuota, per non correre il rischio di trovare qualcosa di interessante durante il viaggio e di non poterlo portare con sé.

http://www.youtube.com/watch?v=IQzM8jRpoh4

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