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G8 Genova 20 luglio 2001, morte Carlo Giuliani: che fine ha fatto il movimento anti-sistema in Italia?

Ricorrono oggi, mercoledì 20 luglio 2016, i 15 anni del G8 di Genova, il momento di massima visibilità del movimento antiglobalizzazione altrimenti detto ‘No global’. Dal 19 al 22 luglio di quell’estate nel capoluogo ligure si svolse una delle tante riunioni dei cosiddetti ‘grandi della terra’ su temi di importanza mondiale, che la nostra memoria non può non associare ai terribili e sanguinosi fatti che ne seguirono, ovvero l’uccisione di Carlo Giuliani e la tristemente nota “mattanza” alla scuola Diaz.

I numeri di quelle giornate parlano di circa 6000 lacrimogeni sparatimigliaia di arresti, di cui 93 a seguito della retata delle forze dell’ordine alla scuola Diaz; un morto, Carlo Giuliani, ucciso a colpi di arma da fuoco in Piazza Alimonda, nell’infuocato pomeriggio di scontri del 20 luglio. Vicenda controversa, quella della morte dell’anarchico No Global, mai davvero chiarita.

“Se parliamo del fatto più grave, questo sia stato l’uccisione di Carlo Giuliani. Una vita umana che non potrà mai essere restituita è un valore incomparabile rispetto a qualunque altro evento” – è questo il pensiero di Vittorio Agnoletto, medico e attivista che coordinò le manifestazioni contro il G8 su quegli accadimenti, intervistato da Oltremedianews lo scorso 11 luglio – “Se invece parliamo dell’aspetto più scioccante sul piano politico questo è stato l’assalto alla scuola Diaz perché quell’evento ha reso evidente che, da parte delle istituzioni dello Stato e dei suoi rappresentanti, non c’era assolutamente più nessun rispetto della legge, delle regole e della legalità e che i rappresentanti dello Stato stavano agendo unicamente in base alla logica “del più forte” e stavano manipolando completamente la realtà, costruendo, come si è potuto vedere successivamente, una versione del tutto falsa di quello che stava accadendo. La notte della Diaz io ho percepito perfettamente che oramai ci trovavamo in una terra di nessuno”.

“La decisione di praticare una repressione durissima nei confronti del movimento di Genova è stata pianificata precedentemente e a questa scelta hanno concorso diversi soggetti, nazionali e internazionali, il cui obiettivo, chiaro ed esplicito, era quello di stroncare un movimento che si stava sviluppando in modo impetuoso in tutti i continenti”, ha precisato Agnoletto.

Ma che fine ha fatto il movimento anti-sistema in Italia? Eclissato o, per usare un eufemismo, decisamente ridimensionato. Il suo declino è sotto gli occhi di tutti, e viene da domandarsi: dove sono finiti i No global e colui che li rappresentava, Luca Casarini? Le ultime notizie che abbiamo dell’attivista, storico leader del movimento no global e dei centri sociali del Veneto, risale allo scorso giugno: dopo le molte condanne legate alle manifestazioni degli Antagonisti, negatigli i servizi sociali ora dovrà scontare 3 mesi agli arresti domiciliari per avere occupato una casa Ater (ente che gestisce case popolari) di Maghera, dove ha vissuto per molti anni. Leader storico del movimento dei Disobbedienti, Casarini nel 2014 si candidò per il Parlamento Europeo nella lista L’Altra Europa con Tsipras, ma non fu eletto; nel 2015 è entrato nella presidenza nazionale di Sinistra Ecologia Libertà e ora dovrà scontare la breve condanna ai domiciliari.

Altro leader no global protagonista del G8, è l’ex deputato di Rifondazione comunista, Francesco Caruso, di cui non si è avuta più alcuna notizia, eccezion fatta per il suo debutto come docente alla facoltà di Sociologia dell’Università di Catanzaro.

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