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Gabriel Garcia Marquez “Cent’anni di solitudine”, l’autore ci lasciava il 17 aprile 2014: ecco i suoi aforismi

“Aveva sentito dire che la gente non muore quando deve ma quando vuole”, parola e musica di Gabriel Garcia Marquez, uno degli artisti di maggior spessore del novecento: giornalista, scrittore e saggista colombiano conosciuto in tutto il mondo con il soprannome di Gabo. Il poeta, vincitore nel 1982 di un premio “Nobel” per la Letteratura, ci ha lasciato il 17 aprile del 2014 alla veneranda età di 87 anni. Gabriel Garcia Marquez, colombiano di nascita ma naturalizzato messicano, è stato il massimo esponente della corrente letteraria del “realismo magico” dando grande rilievo alla letteratura latinoamericana. Il suo romanzo più famoso, “Cent’anni di solitudine”, ha avuto l’onore di essere votato, nel 2007, dal “IV Congresso internazionale della Lingua Spagnola” come seconda opera più importante prodotta con idioma iberico, dietro soltanto a “Don Chisciotte della Mancia”.

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Nella sua opera più famosa, “Cent’anni di solitudine”, l’autore, Gabriel Garcia Marquez, racconta le vicende delle varie generazioni della famiglia Buendia, il cui capostipite alla fine dell’Ottocento ha fondato la città di Macondo, un luogo immaginario. La struttura è divisa in sette generazioni, le stesse prese in esame relativamente alla famiglia Buendìa, in cui si evidenziano i tratti caratteristi della corrente letteraria del realismo magico. Ma Gabriel Garcia Marquez non ha realizzato solo quest’opera che, comunque, è considerata la più importante della carriera letteraria del poeta messicano; l’artista latinoamericano ha svolto anche l’attività giornalistica oltre a una miriade di raccolte di racconti come, ad esempio, “Occhi di cane azzurro”.

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Gabriel Garcia Marquez, morto il 17 aprile del 2014, ha avuto una carriera artistica molto intensa riuscendo a conseguire onorificenze molto importanti come il Premio Nobel per la Letteratura nel 1982 o la “Laurea Honoris causa” in Letteratura da parte della Università della Columbia di New York nel 1971. Nella sua lunga carriera artistica, inoltre, il poeta messicano ha fornito il soggetto per alcune opere cinematografiche come, ad esempio, “Nessuno scrive al colonnello” del 1999 e l’ultima, in ordine temporale, “L’amore ai tempi del colera” di Mike Newell del 2007. Tra gli aforismi più celebri di Gabriel Marquez si può annoverare: “Non riusciva a capire come mai aveva avuto bisogno di così tante parole per descrivere la guerra, quando ne bastava solo una: paura”, tratta da “Cent’anni di solitudine.” Una delle più citate, invece, sui vari social network è: “Niente assomiglia tanto all’inferno quanto un matrimonio felice.”

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