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Omicidio Chiara Poggi: Andrea Sempio accusa i legali Alberto Stasi di “furto di DNA”, il suo

Delitto Garlasco: Alberto Stasi e i suoi consulenti sotto accusa da parte di Andrea Sempio, l’amico di Chiara Poggi indagato due anni fa a seguito delle indagini difensive che analizzarono il suo Dna senza che il giovane ne fosse a conoscenza. Nel 2016, infatti, i consulenti della difesa di Stasi incaricarono la “Skp Investigazioni srl” (agenzia di detective) di pedinare Andrea Sempio e prelevare il suo Dna per analizzarlo. Il tutto avvenne all’insaputa di Sempio, amico del fratello di Chiara Poggi, a detta della difesa possibile sospettato del delitto il cui profilo genetico sarebbe stato compatibile con quello rinvenuto sotto le unghie della vittima.

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Andrea Sempio accusa i legali Alberto Stasi di “furto di DNA”

All’epoca dei fatti gli investigatori prelevarono il DNA di Sempio da una tazzina di caffè lasciata dal ragazzo in un bar. Compirono i dovuti accertamenti senza che Sempio ne fosse a conoscenza. Con l’accusa di “furto di Dna” Andrea Sempio, secondo quando la stampa riporta in queste ore, avrebbe puntato il dito contro i difensori di Alberto Stasi, condannato in via definitiva a 16 anni per il delitto della fidanzata. Sempio fu indagato come atto dovuto ma il fascicolo a suo carico venne stralciato nel marzo del 2017. Per la Procura e il Gip di Pavia che avevano dato l’ok alla archiviazione, il parziale e degradato materiale organico rinvenuto sulle unghie di Chiara Poggi all’epoca delle indagini non era utilizzabile né attribuibile ad alcun soggetto. A fronte di quella evidenza, dunque, fu scardinato il sospetto avanzato dai legali di Alberto Stasi, ovvero che quel Dna parziale fosse compatibile con quello di Sempio. Si ricordi inoltre che nei processi a Stasi quel Dna sotto le unghie ella vittima era risultato inidoneo a qualunque comparazione.

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Come riporta Corriere.it, i legali di Sempio avrebbero presentato un esposto motivandolo con la violazione della privacy del giovane compiuta dagli investigatori incaricati dai difensori di Stasi. La gip Elisabetta Meyer ha quindi ordinato di iscrivere nel registro degli indagati i detectives della “Skp Investigazioni srl” e l’allora avvocato di Stasi. Si apprende tuttavia che già prima di Natale il procuratore aggiunto De Pasquale avrebbe chiesto per la seconda volta l’archiviazione. La procedura di recupero del Dna di Sempio, anche se effettuata senza il suo consenso, «sarebbe stata non invasiva e non lesiva della sua integrità personale» e quindi legittima. L’investigatore privato di Stasi prelevò infatti «la tazzina di caffè e il cucchiaino presso il bar dove erano stati lasciati da Sempio, mentre la bottiglietta di plastica veniva recuperata da un sacchetto di rifiuti gettati da Sempio in un cassonetto dell’ipermercato». In quel frangente «Sempio se ne è già separato». Gli oggetti in questione furono quindi analizzati quando erano lontani ormai dalla disponibilità di Sempio «senza alcuna modalità coattiva, né con violenza, né contro la sua volontà, senza incidenza sulla sua sfera di libertà». Il procuratore aggiunto ha addotto un secondo motivo a sostegno della richiesta di archiviazione: i dati genetici di Sempio  sarebbero stati utilizzati «per le sole finalità connesse all’investigazione difensiva» e «per il tempo strettamente necessario».

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