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Gemelline scomparse nel Tevere: continuano le ricerche tra i falsi avvistamenti

Proseguono a Roma le ricerche delle gemelline scomparse la scorsa settimana in concomitanza con il suicidio della madre, Giuseppina Orlando, gettatasi nel Tevere. Da giorni i soccorritori percorrono l’intero letto del fiume dove poche ore dopo l’accaduto è stato ritrovato il corpo della donna, nelle acque sottostanti Viale Marconi. Non vi è certezza del fatto che i corpicini di Sara e Benedetta Di Pasquo si trovino proprio lì, ma il mancato ritrovamento nei centri di accoglienza e nei cassonetti della zona di mercato Testaccio fa muovere gli inquirenti in questa direzione.

I falsi avvistamenti delle telecamere della polizia

Si ritiene che le condizioni meteorologiche favorevoli e la portata fluviale nella norma non abbiano accelerato il percorso dei due corpicini ma le acque limacciose e scure del Tevere rendono difficoltose le ricerche ininterrotte. Nei giorni scorsi le riprese delle telecamere dell’elicottero della polizia avevano individuato un fagottino bianco di una settantina di centimetri compatibile con l’altezza delle bambine. Ma purtroppo i subacquei e i battelli destinati al recupero dei corpi hanno constatato che si trattava di stracci e rifiuti ammucchiati dalla corrente del fiume. Persino l’utilizzo di una strumentazione molto sofisticata non ha prodotto i risultati sperati. Comincia dunque a farsi strada la teoria medico-legale secondo cui i corpi che rimangono in acqua per molto tempo e vengono trasportati dalla corrente sul fondo, riemergono solo nel momento in cui la temperatura dei fiumi si alza ed inizia a surriscaldarsi rispetto ai valori medi della stagione. Una situazione simile si verificò nel febbraio 2012, quando Patrizio Franceschelli gettò il piccolo Claudio di soli sedici mesi nel Tevere e il corpicino fu recuperato alla foce del fiume due mesi dopo.

La disperazione della madre Giuseppina Orlando

Alcune telecamere di videosorveglianza del Campidoglio mostrano la donna durante il tragitto che va dalla casa di via Aldo Manuzio al Testaccio, punto in cui Giuseppina avrebbe gettato le sorelline prima di scavalcare la balaustra e suicidarsi. Uno dei testimoni sostiene che la donna, al momento del volo, non avesse in braccio le bimbe.
L’angoscia della neomamma nasceva probabilmente dal fatto che le gemelle fossero nate con gravi disabilità; una aveva difficoltà motorie che l’avrebbero costretta a vita sulla sedia a rotelle, l’altra era totalmente cieca. Una situazione drammatica che avrebbe esasperato la depressione post parto della donna.

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