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Gene Wilder è morto: suoi gli indimenticabili Willy Wonka e il dott. Frankenstein Jr

Jerome Silberman, questo il vero nome di Gene Wilder, è nato a Milwaukee l’11 giugno del 1933 da una famiglia di ebrei russi immigrati. Studia teatro, si forma in Gran Bretagna, e quando torna negli Usa l’incontro fatale con la fidanzata di Mel Brooks lo porta a suggellare un sodalizio cinematografico molto fortunato.

Ed è proprio la prima opera di Brooks “Per favore non toccate le vecchiette”, del 1968, che gli vale una nomination all’Oscar come migliore attore non protagonista. Nasce sotto una buona stella il sodalizio con Brooks che culminerà con il film, ormai entrato di diritto fra i cult assoluti della comicità, Frankenstein Jr. Wilder oltre che recitare nel ruolo di protagonista firma anche la sceneggiatura. Nonostante la brillante verve sono tanti i flop cinematografici inanellati da Wilder.

“Willy Wonka e la fabbrica di cioccolato” del 1971, diretto da Mel Stuart e tratto dal celebre romanzo di Roald Dahl (che disconobbe il film) passò del tutto in sordina e fallì al botteghino. Per qualche strano motivo, però, il magnetismo e l’ambiguità dell’opera attecchirono nella cultura popolare portandolo a diventare un classico amatissimo e copiatissimo – con pessimi risultati, Burton – Depp compresi nell’elenco dei discutibili remake.

Una carriera piena di luci ed ombre per un attore straordinariamente dotato, probabilmente non sempre adatto al cinema pop in virtù delle sofisticate venature con le quali arricchiva e stratificava la sua galleria di tipi umani. Una complicazione del morbo di Alzheimer, che da tempo affliggeva l’attore, ne ha causato la morte; a darne la notizia un nipote.

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