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I genitori del 26enne suicida: “Diceva che i bulli erano sul tetto per ucciderlo”

Il genitori del 26enne che si è suicidato ospiti da Barbara d’Urso a Pomeriggio Cinque raccontano il dramma del figlio e parlano a cuore aperto. Arrabbiatissimo il padre della giovane vittima, la polizia sta cercando di calmare le acqua non mettendo i genitori a conoscenza delle torture patite dal ragazzo dai bulli. L’uomo, in stato di disperazione, invoca la legge del taglione, vuole sapere in cosa consistessero gli scherzi subiti dal figlio e chiede che i colpevoli subiscano lo stesso.

Io ho perso un figlio ma i responsabili devono piangere sangue. Mi dicono di non guardare nemmeno cosa facevano a mio figlio su Facebook, perché se vedessi quelle cose li ucciderei.” Il datore di lavoro del 26enne minimizza l’accaduto parlando di foto pubblicate sui social in cui il giovane era seduto su un cassonetto dell’immondizia e in un’altra su di un carrello. Il quadro indagatorio, però, pare dimostrare che gli atti di bullismo andassero avanti dal 2008: ci sarebbero altre fotografie che mostravano una pubblica e crudele derisione. Il ragazzo era, inoltre, seguito da una psicologa.

Il padre ancora dice “Non poteva parlare perché gli avevano detto che lo avrebbero ucciso o bruciato la macchina. Pochi giorni prima della tragedia mio figlio mi diceva che c’erano delle persone sul tetto che lo volevano uccidere”. Ovviamente queste testimonianze andranno filtrate da persone competenti per stabilire se questi atteggiamenti persecutori fossero stati indotti dagli atti di bullismo o se si trattasse di una condizione di disagio pre-esistente acuita dalle vessazioni pubbliche subite.

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