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“Genny ‘a carogna” e gli altri ultras che decisero le partite

Genny ‘a carogna” è parte di un sistema che va capito per essere smontato. Il mondo ultras è un ecosistema (spesso criminale) con regole, gerarchie e storia. All’Olimpico c’erano 65mila persone: cosa sarebbe successo se la voce degli ultras non fosse stata ascoltata? Come garantire la sicurezza per tutti gli spettatori dentro lo stadio? Un ricatto. Esatto. E quello andato in scena nello stadio Olimpico non è l’unico caso eclatante. Proviamo a spiegare cosa è accaduto attraverso l’analisi di altri eventi simili: “Il derby del bambino morto” e l’omicidio di Gabriele Sandri. Cosa hanno in comune questi due fatti con ciò che è accaduto ieri?

derby roma 2004

21 marzo 2004, Roma, stadio Olimpico; in programma Lazio-Roma. Il primo tempo se ne va con relativa tranquillità. Nel corso dell’intervallo, però, qualcosa cambia. I tifosi sia della Roma che della Lazio (e questo è un aspetto fondamentale) ritirano striscioni e bandiere. Dalla curva Sud si diffondono a tutto lo stadio due cori: “Sospendete la partita, sospendete la partita!” e “Assassini! Assassini!”. Il clima diventa irreale e in campo piovono dei fumogeni; l’arbitro Roberto Rosetti decide si sospendere la gara e di andare a colloquio con i dirigenti delle squadre, le istituzioni e con i capitani Francesco Totti (Roma) e Sinisa Mihajlovic (Lazio). Tre ultras della Roma, tra cui il capo ultras romanista Daniele De Santis, scavalcano le recinzioni e entrano in campo.

Si diffonde la notizia che fuori dall’impianto un bambino è morto investito da una volante. I due capitani leggono un comunicato che smentisce la tragedia. Niente da fare: per i tifosi la partita deve finire lì. Viene contattato telefonicamente il presidente della Lega Adriano Galliani che invita a sospendere la gara. Lazio-Roma è interrotta definitivamente. Ma era tutto un complotto. Cosa è successo davvero quel giorno? Gli ultras hanno voluto mandare un messaggio per rivendicare la loro posizione. La Roma, quel 21 marzo, era squadra ospitata; per accedere allo stadio i tifosi giallo-rossi avrebbero dovuto munirsi di biglietto. Ogni abbonato ha diritto alla prelazione ma una buona percentuale di quelli destinati alla curva Sud erano stati rivenduti illecitamente ai bagarini. Quindi, molti tifosi romanisti si trovarono senza la possibilità di acquistare il biglietto. Questi, o una buona parte di loro, si recarono comunque all’Olimpico la sera del derby e cercarono di scavalcare le recinzioni per accedere in curva Sud. La polizia non ci sta e li carica nell’anti-stadio. Biglietti negati e cariche della polizia. E gli ultras, divisi dalla fede calcistica, ma uniti nella filosofia di vita, decidono di far sentire la propria voce. Ecco a voi “il derby del bambino morto”. Quello di Gabriele Sandri è un caso tanto diverso quanto analogo. La storia è tristemente nota.

gabriele sandri

Gabriele viene raggiunto da un colpo di pistola sparato dall’agente Luigi Spaccarotella intorno alle 9 di mattina dell’11 novembre 2007. La notizia dell’uccisione del ragazzo viene diffusa solo alle 12. Ormai è troppo tardi per sospendere in segno di lutto la giornata di campionato. E questo fa infuriare gli ultras di tutta Italia. E di mezzo non c’è solo il povero Sandri. Le motivazioni di questa rabbia bisogna cercarle il 2 febbraio del 2007. Quella sera venne ucciso il poliziotto Filippo Raciti da un tifoso catanese di nome Antonino Speziale. Poche ore dopo la tragedia venne disposta la sospensione di tutti i campionati. Viceversa, Sandri venne ucciso da un agente mentre era su una macchina (e non in mezzo agli scontri), ma venne deciso di scendere in campo con 10 minuti di “rispettoso” ritardo e con il lutto al braccio. Una disomogeneità che agli ultras sembrò una presa in giro. E si fecero sentire a modo loro. Alle 15:07 di quello stesso 11 novembre, i tifosi dell’Atalanta obbligarono il direttore di gara ed i giocatori in campo a sospendere la gara Atalanta-Milan. “Se non vi fermate invadiamo il campo”dissero. E intanto aprirono un buco nel plexiglass con un tombino di ghisa. A Milano, contemporaneamente, i tifosi di diverse formazioni tra cui Inter e Brescia iniziarono una manifestazione in onore di Gabriele Sandri e contro le istituzioni dal calcio, gli agenti e i giornalisti, considerati tutti colpevoli della morte del 26enne tifoso laziale. Quelle di Roma e Lazio si unirono e misero a ferro e fuoco di quartieri della città intorno allo stadio Olimpico, assaltando la sede del CONI, caserme e commissariati. Tutto in nome di Gabriele e contro le forze dell’ordine, nominate assassini.

scritta ultras

Ed eccoci a Napoli-Fiorentina. Anche qui il calcio è vittima, come ha detto il presidente Abete. Quella dell’Olimpico è stata un’altra rivendicazione di una controcultura. Nel tardo pomeriggio di sabato, giorno dalla finale di Coppa Italia, diverse ore prima della partita, accade qualcosa di grave. La vicenda è ancora in mano agli inquirenti, ma pare che durante il passaggio di alcuni tifosi del Napoli l’ultras della Roma Daniele De Santis abbia provocato un gruppo di tifosi napoletani con fumogeni e bombe carta. Lo stesso Daniele De Santis che è entrato in campo per fermare il derby del bambino morto. Scatta la rappresaglia dei partenopei, ma il romanista avrebbe tirato fuori la pistola ed esploso diversi colpi. Ciro Esposito è stato colpito e si trova in fin di vita. Le armi da fuoco sono bandite dal codice ultras, così come dovrebbero esserlo i coltelli, le lame.

ultras

Dopo l’aggressione, le notizie partono come schegge impazzite e nessuno sa cosa sia accaduto davvero. Si parla di scontri tra tifoserie e polizia fuori dallo stadio, di feriti da ambo le parti. I tifosi del Napoli vengono accusati di aver aggredito le forze dell’ordine. Notizia vera, ma che va compresa: il loro intento è fermare l’inizio della partita, raccogliere informazioni e decidere il da farsi. Perchè un loro compagno è in condizioni disperate per un proiettile sparato non si sa ancora da chi. Forse da un agente? Se così fosse, dentro e fuori dallo stadio, e magari anche in altre piazze d’Italia, potrebbe scatenarsi il finimondo. Non giocare potrebbe essere un segno di rispetto. Anche i tifosi della Fiorentina, puntuali, ritirano bandiere e striscioni in solidarietà con gli odiati napoletani. Le notizie iniziano a circolare dalla Questura: Hamsik va a parlare con i capi-ultras insieme ai dirigenti del Napoli e a uomini delle istituzioni. Daniele De Santis è in ospedale anche lui, piantonato dalla Polizia. Tutto si chiarisce. Ma l’ultima parola spetta a Genny ‘a carogna. Lui che indossa una maglietta con scritto “Speziale Libero”. Antonio Speziale, che ha ucciso l’agente di polizia Filippo Raciti a Catania nel 2007. Genny ‘a carogna dice sì. Sì può giocare. Questo, che vi piaccia o no, è il mondo degli ultras. Un sistema che va capito per essere smontato.

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photo credit: Paolo Margari via photopin cc

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