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Genova, alluvione e “angeli del fango”: la retorica dei “buoni”

L’alluvione di Genova è un disastro. Le immagini degli angli del fango, persone comuni che stanno coadiuvando Protezione Civile, Vigili del Fuoco e tutte le altre forze in campo sono belle, bellissime. Però vengono interpretate. Male. 

A Genova gli angeli del fango

Leggo infatti editoriali che dicono: “Avete visto? Tutti danno dei mammoni ai giovani d’oggi, eppure sono in prima linea per dare una mano.” Leggo anche stati su Facebook di coetanei che recitano: “Ci dipingono come dei fannulloni. E invece siamo lì a spalare il fango.” Annessa la foto di ragazzi che si stanno dando da fare. Poi guardi chi ha scritto lo status ed è un tizio che abita a Gallipoli. C’è insomma una gran fretta di mettere in luce l’operato di persone in gambissima che si stanno spaccando la schiena per dare ossigeno ad una città che rischia di annegare.

È giusto accendere i riflettori su quello che stanno facendo questi volontari. Ma ciò non ci mette al riparo dal futuro. Genova è vittima di scelte non fatte, indecisioni di politici decisi solo a non sbattersi troppo e errori di valutazione madornali. Sempre, di fronte a disastri come questo, in Italia c’è qualcuno che si rimbocca le maniche e inizia a spalare. È così perché godiamo di una cultura carente in molti punti, ma non in quello della solidarietà. E sempre i commentatori si esaltano, regalano analisi sociologiche a cazzo di cane. “Bravi!”, “La rivincita dei giovani!” e altri luoghi comuni. Sì, bravi. Anzi, bravissimi. E no, non c’entra il fatto di essere giovani, c’entra che di persone in gamba ce ne sono di ogni età, grazie a dio. Chiediamoci piuttosto come ringraziare queste persone.

I danni stimati sono per circa 300 milioni. Le misure per mettere in sicurezza l’area di Genova da future alluvioni costeranno circa la stessa cifra. La prima era una spesa evitabile, la seconda è necessaria da prima che scoppiasse questo casino. La politica ha tradito. Come possiamo ringraziare gli angeli del fango? Con qualche tonnellata di carta piena di editoriali osannanti? Secondo me c’è un’alternativa migliore: fare in modo che non ci sia bisogno di loro una volta ogni tre anni. Ecco, secondo me un volontario sarebbe più felice sapendo che si stanno commissionando opere per la prevenzione di questi disastri piuttosto che sentendosi dire “Grazie”. La retorica dei buoni, a forza di alluvioni, ha fatto la muffa. Meglio non farle prendere altra acqua.

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