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Genova, alluvione: intervista esclusiva al Consigliere Comunale Alberto Pandolfo

La furia dell’acqua non si placa, insiste su una città, Genova, a pezzi, colpita da un nubifragio forse senza eguali, messa in ginocchio da una coltre di fango che ha pervaso tutto senza lasciare spazio ai “perché”. I genovesi sono sotto shock, rivivono l’incubo di tre anni fa, quando il rio Fereggiano, un piccolo torrente che scende dalla valle immettendosi nel fiume Bisagno, all’altezza dello stadio Luigi Ferraris, in pieno centro, gonfiato dalle piogge torrenziali, ha spaccato i muri di contenimento costruiti con la speculazione edilizia degli anni ’60, e rotto gli argini, mietendo 6 vittime tra cui dei bambini. Proprio pochi giorni fa era stata aperta la gara di appalto per il primo lotto dei lavori che avrebbero dovuto mettere in sicurezza il rio, sostituendo le opere accampate come “pezze” dopo il disastro del 2011.  L’assessore ai lavori pubblici Gianni Crivello, ha ammesso che comunque i lavori non sarebbero iniziati prima del 2015, e che ci sarebbero voluti dai 4 ai 5 anni per il loro completamento. Il finanziamento stanziato? 45 milioni di euro, così ripartiti: 25 di finanziamento dello Stato, 15 del Comune, e 5 della Regione. In questi 3 anni ci sono state due sentenze del TAR, una del Consiglio di Stato, una gara d’appalto durata due anni e mezzo, e in tutto ciò la stipula del contratto con il via libera ai lavori è arrivata solo nel 2013. Ora nessuno sa più se e quando i lavori inizieranno e termineranno.

Congiliere comunale Alberto pandolfo intervista per urbanpost.it

I giornali parlano di una tragedia fotocopia di un copione, che si poteva evitare. Per fare chiarezza su quello che sta accadendo nel capoluogo ligure, abbiamo incontrato il Consigliere Comunale Alberto Pandolfo, in queste ore a lavoro, senza sosta, per cercare di contenere la pesante situazione di disagio.  In qualità di cittadino eletto a rappresentare la comunità locale, ma soprattutto, di abitante di via Fereggiano, Alberto Pandolfo ci spiega cosa sta succedendo realmente a Genova.

1) Buonasera Consigliere, grazie per aver concesso questa intervista esclusiva. Una città in ginocchio, una comunità distrutta, un morto, la polemica sui 3 allarmi non dati, i lavori di rifacimento del Bisagno fermi da tre anni per un ricorso al Tar, e 200 milioni di danni. Ma davvero tutto questo si poteva prevedere ed evitare? Perché, in pendenza del ricorso, non sono stati fatti altri tipi di interventi per la messa in sicurezza degli argini dei fiumi?

Il sacrificio di vite che nel corso delle ultime alluvioni è un prezzo che la nostra comunità non può permettersi. Genova è passata troppe volte sotto le forche dell’acqua e del fango. Non so se tutto ciò era prevedibile ed evitabile completamente, so però che si poteva limitare o perlomeno cercare di limitare. Quel ricorso, che ha bloccato per quasi 3 anni i lavori del 2º lotto della copertura del Bisagno, pesa sul bilancio di questa alluvione. L’esito più devastante è stato questa volta nella zona di Brignole, appena a monte del cantiere bloccato. I benefici dei lavori del 1º lotto alla Foce sono tangibili, con un significativo aumento della portata d’acqua che consente il defluire delle acque. L’opera prevede in totale 3 lotti per completare il sistema di messa in sicurezza alla Foce del torrente Bisagno. Quella della copertura del Bisagno è un opera straordinaria, mentre sull’ordinario l’azione è stata quella costante di manutenzione e pulizia dei rivi con investimenti sempre maggiori. Mi vien da dire mai sufficienti a soddisfare le necessità, per questo si invoca la collaborazione dei privati per la buona manutenzione dei letti e degli argini.

Altro intervento finanziato dal Stato, Regione e Comune, e di portata straordinaria, è quello del mini-Scolmatore del Bisagno, cosiddetto Scolmatore del Fereggiano, il cui progetto definitivo è stato approvato dal Consiglio comunale il 2 ottobre 2013. Quest’opera importantissima, prevede di cambiare il corso del deflusso delle acque bypassando l’afflusso di alcuni rivi, il Fereggiano in primis, dentro il Bisagno, sgravandolo così da ulteriore acqua.

2) Lei abita, appunto, in via Fereggiano, via che prende il nome dal rio che è esodato. Cosa è successo davvero in quella zona?

In via Fereggiano ho potuto riscontare subito che si è ripetuta la stessa esondazione del 2011, ma con un’intensità minore, che ha portato comunque danni ma in forma minore. Il Rio Fereggiano, in gran parte scoperto, che poi finisce a correre in galleria nell’ultimo tratto di via Fereggiano e via Monticelli si innesta ortogonalmente al Torrente Bisagno in prossimità di Piazza Carloforte/Corso Galliera. La portata d’acqua e la forza con la quale essa scorre nel Torrente Bisagno non consentono il deflusso verso valle e questo creata un tappo nella prima occasione di sfogo per il Rio Fereggiano. Non potendo l’acqua uscire nella parte canalizzata e coperta, se non sfondando alcuni tombini, tracima nel punto dove il Rio si canalizza. Il fenomeno si manifesta come una vera e propria onda, che corre nel tratto di copertura, quindi nella parte più a valle di via Fereggiano.

Nel 2011 la forza dell’onda, di particolare intensità, spazzò via ogni cosa che incontrava sulla sua via. Questa volta la forza è stata minore, ma l’acqua ha spostato comunque i cassonetti, invaso i fondi, distrutto garage.

3) Alcuni cittadini hanno perso tutto, hanno paura. Macchine trascinate via dall’acqua e schiacciate una sull’altra. Motorini sfasciati. Esercizi commerciali distrutti. Qual è il clima che aleggia tra la gente? I cittadini si sentono traditi dalle istituzioni o si fidano ancora?

In queste ore la città è uno splendido luogo di solidarietà a cielo aperto di cui spesso nemmeno noi crediamo di esser capaci, invece succede. Nessuno però è più in grado di sostenere una simile situazione di rischio e di disagio. Ricordo giusto un anno fa (2 ottobre 2013), come dicevo prima, quando era il momento di scegliere in Consiglio comunale di co-finanziare il progetto dello Scolmatore, non tutti erano d’accordo. In quell’occasione invocai un voto unanime, per avere la forza necessaria di fare una cosa e farla presto. I tempi non sarebbero cambiati se tutti fossero stati d’accordo, sarebbero stati gli stessi, ma quel che mi preoccupa è che c’è spesso chi alza la mano per contrastare certe decisioni, ha il diritto di farlo, ma lo fa per ritagliarsi degli spazi e per allungare i tempi della decisione. Per certe scelte siamo già fuori tempo massimo.

4) Perché l’allerta della protezione civile è arrivata così irrimediabilmente in ritardo? Chi avrebbe dovuto dare l’allarme?

Il territorio è notoriamente fragile, basta vedere le tante frane che si susseguono appena vengono giù due gocce d’acqua. La miriade imprevedibile di situazioni a rischio è dettata dall’uomo. L’allarme spetta ai previsori, le azioni conseguenti a tutti, nessuno escluso: dalle forze alle istituzioni, dalle comunità ai singoli cittadini.

 

Genova alluvione intervista a Consigliere Comunale

Genova alluvione 2

 

Foto esclusiva urbanpost.it

Foto in evidenza: Lara Stuttgard per urbanpost.it

 

 

  

 

 

 

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