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Genova arrestato 29enne per legami con Isis: era pronto a ricevere ‘chiamata’ e compiere attentato

Genova: 29enne di nazionalità marocchina arrestato oggi per sospetti legami con l’Isis. Ad agosto era stato arrestato a Genova per maltrattamenti, ma ora è accusato dalla Digos e la Dda che indagavano su di lui del più grave reato di terrorismo. Il fermato si chiama Nabil Benhamir, e secondo gli inquirenti voleva “immolarsi per l’Isis” e sarebbe un “esponente di rilievo” dello stato Islamico, ritornato in Europa “con l’obiettivo di addestrare altri membri dello Stato Islamico alla fabbricazione e all’utilizzo di esplosivi”.

Questo il profilo del 29enne tracciato dagli inquirenti che tenevano d’occhio l’uomo da quando lo scorso agosto era stato arrestato per lesioni dolose e maltrattamenti ai danni della sua ex compagna. Oggi 19 dicembre è stato tradotto in carcere per il reato di appartenenza all’organizzazione terroristica dello Stato islamico.

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Secondo quanto messo in luce dalla inchiesta, il 29enne era pronto ad entrare in azione e ricevere la ‘chiamata’ dell’Isis. Attendeva cioè di ricevere istruzioni per azioni operative da compiere. Lo si evince dall’ordinanza con cui il Gip ne ha disposto la custodia cautelare in carcere. In un messaggio su WhatsApp Nabil Benhamir, avrebbe scritto alla ‘sorella Farah’: “Ha chiamato il chiamante… devo andare al lavoro… Parliamo un’altra volta. Inshallah, che Dio allunghi la mia età e il mio destino. Prega per me per la Shahada e che accetti il mio lavoro…”.

Da alcuni contenuti estrapolati dal suo smartphone e trovati sui social network, l’Intelligence  ha evidenziato l’elevato livello di pericolosità del soggetto in questione. Oltre a materiale informativo e istruzioni per azionare ordigni esplosivi con vecchi cellulari, di cui uno in suo possesso, snei suoi dispositivi sono stati anche trovati dei video di azioni suicide e testamenti di attentatori prima di immolarsi. Azioni criminali che l’indagato, secondo le ipotesi, avrebbe dovuto mettere in atto nel nostro Paese. L’arresto di Nabil Benamir è stato reso possibile dal lavoro congiunto dell’Aisi, della polizia olandese, di Europol e dell’Fbi.

Scrive il Gip nell’ordinanza di arresto: “La circostanza del possesso da parte dell’indagato di un cellulare di vecchia tecnologia (Nokia 3410) fra quelli sequestrati, permette di ipotizzare seriamente che le istruzioni sull’uso quale mezzo per l’innesco di ordigni, acquisite mediante Telegram, servissero all’indagato per adattare il congegno per il predetto futuro impiego criminale, ovvero per condividere il know-how con terzi interessati alla “soluzione tecnica”.

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