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Genova: dagli applausi ai selfie, quando i funerali di stato diventano una passerella politica

Doveva essere il giorno del silenzio, del rispetto, del dolore per la perdita delle vittime del crollo del ponte Morandi. Invece i funerali di stato, celebrati ieri mattina a Genova dal cardinal Bagnasco, si sono trasformati nell’ennesima passerella politica. Dai bagni di folla riservati a Luigi di Maio e Matteo Salvini ai selfie di quest’ultimo, dai fischi al segretario Maurizio Martina agli applausi per Sergio Mattarella. Il tutto condito dagli sms di Rocco Casalino, portavoce di palazzo Chigi, che proprio nel mezzo della funzione ha inviato messaggi urbi et orbi affinché presto si diffondesse la notizia delle forti contestazioni al Pd e dei larghi consensi ai leader della Lega e del M5s.

Qualche giornale però non ci sta: ecco che allora salta fuori lo screenshot (vero, non è la solita fake news) del sms dell’ex del Grande Fratello, fedelissimo di Grillo&Co, che sfida addirittura la stampa dicendo: «Sono un curioso di leggere i giornali di domani!». Probabilmente a Rocco Casalino, pagato per curare la comunicazione istituzionale del Governo, in quanto portavoce di Giuseppe Conte, deve essere sfuggito che l’applausometro si usa ai varietà o al massimo ai reality che lui conosce fin troppo bene. Forse si sta perdendo di vista cosa sia la decenza, forse “dignità” sta diventata una parola vuota e consunta come tante altre a furia di essere detta. Non poteva non essere immediata, quanto prevedibile, la risposta del Partito Democratico (figurarsi – tali offese vanno lavate a colpi di tweet e post su Facebook!). Il deputato di sinistra Michele Anzaldi presenterà, infatti, un esposto alla Corte dei Conti e all’Agcom proprio per chiedere se è lecito che un portavoce di stato «inondi la stampa di sms per fare falsa propaganda contro un partito di opposizione» e invita il presidente del Consiglio a licenziarlo. Vedete come i funerali delle vittime sono passati in secondo piano? Ma c’è di più. Con i corpi dei cadaveri ancora caldi Matteo Salvini non se l’è sentita di negare un selfie ad una ragazza (che naturalmente non avrebbe dovuto chiederlo, ma questo la dice lunga sull’aria che tira in questo paese!). Anche qui tempestiva la replica dell’opposizione: «Esiste ancora un confine tra rispetto e propaganda? Fino a che punto ci si può autocelebrare? Può essere così impunemente superato il limite della decenza? La campagna elettorale continua può passare sopra come una ruspa anche al dolore?». Così ha scritto il deputato Pd Alessia Morani su Twitter, e diciamolo chiaramente sono domande che chiunque abbia un po’ di buon senso si è posto.

Ma c’è chi difende Salvini, e con buona probabilità sono gli stessi che hanno contestato il fatto che il campionato di calcio cominciasse proprio il giorno del lutto nazionale o che hanno criticato le famiglie che hanno rifiutato le esequie di stato. Del resto come biasimarle? Forse temevano quanto accaduto: che i politicanti dessero il peggio di loro stessi e trasformassero i funerali pubblici in una «baracconata» con tanto di clima da stadio. Noncuranti di quella Genova distrutta, ferita, ripiegata su stessa come quel maledetto ponte accartocciato, emblema di un’Italia che crolla e va in pezzi, facendo parecchio rumore. Perché la compostezza pare essere passata di moda, oggi per essere credibili bisogna urlare, sbraitare, inveire; cercare a tutti i costi un colpevole solo perché la folla lo vuole, solo per avere consensi. Lo stesso Mattarella ieri, accolto con affetto dai genovesi, aveva precisato di voler andare fino in fondo: “Un accertamento rigoroso delle responsabilità”, aveva detto subito dopo la visita alla zona rossa. E il suo abbraccio sincero ai familiari dei morti di Genova è l’immagine più pulita di un paese alla deriva, di una politica priva di valori, senza etica nè pudore.

Perché se nemmeno di fronte alla morte riusciamo a restare in silenzio, a mettere da parte noi stessi, a fare pagliacciate e sgambetti di ogni sorta, allora significa che niente più conta davvero. Perché come ha scritto Franco Arminio “se la morte non produce un arresto della nostra vita vuol dire che è morta anche la morte”. E Amen per l’Italia. 

Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost e LuxGallery. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva ormai da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 le viene conferito il riconoscimento di "Laureato Eccellente Sapienza" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly" e "SuccedeOggi" e riviste letterarie come "Carte Allineate", "Fillide" ed "Euterpe". Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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