in ,

George Clooney e l’incidente diplomatico fra Atene e Londra

George Clooney, presentando il suo film Monuments men” al Festival di Berlino si è “sbilanciato” un po’ troppo creando un incidente diplomatico tra Atene e Londra, quando ha detto che i marmi del Partenone dovrebbero essere restituiti ad Atene. Tutto questo gli ha provocato un invito a recarsi in Grecia dal ministro della Cultura Panos Panayiotopoulos. I  frontoni del Partenone sono al British Museum dal 1816 e la Grecia ne chiede la restituzione dal 1981. George Clooney

L’attore americano si è attirato pure le ire di Boris Johnson, sindaco di Londra, il quale  molto irritato ha detto, fuori dai denti, che “qualcuno deve restaurare con urgenza i “marbles” (che in inglese colloquiale significa anche “cervello” oltre che marmo) di George Clooney.” Ad un giornalista greco che gli aveva chiesto se ritenesse opportuno che i marmi del Partenone dovessero essere restituiti, Clooney aveva risposto che non sarebbe per niente male.

I fregi di cui Atene chiede la restituzione ornavano il tempio di Athena Parthenos del V sec. A.C. sulla collina dell’Acropoli. Furono trafugati tra il 1802 e il 1811 da Lord Thomas  Bruce Elgin, ambasciatore britannico ad Atene e venduti al British Museum nel 1816 per 35mila sterline d’oro. Fino ad oggi non sono valse le richieste greche, le petizioni internazionali e lo stesso “Comitato Britannico per la restituzione dei marmi” (sostenuto da personalità come Sean Connery, Vanessa Redgrave, Judy Dench, Sir Ian McKellen e molti altri) come gran parte della opinione pubblica britannica schierata a favore dei fregi in Grecia.  Si sostiene che, a differenza di altre opere, essi appartengono ad un edificio storico ancora in piede e che la Grecia non è più il Paese arretrato e conosciuto da Lord Elgin ma che nel 2009, ai piedi dell’Acropoli, è stato inaugurato un Museo già predisposto ad accogliere i marmi.

 

 

festival della mente Sarzana 2014

Techmania, concorso per informatici creativi

silenzio locali noise-free

Cellulare? No, grazie. Il silenzio è d’oro nei locali “noise-free”