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Germania Italia Euro 2016, Pellè e la perdita di umiltà: perché sul più bello?

Non siamo usciti per colpa di Pellè, sia chiaro. Germania-Italia, sfida di Euro 2016 decisa ai calci di rigore, ha decretato l’eliminazione degli azzurri dalla competizione continentale: la serie infinita di tiri dal dischetto ha fatto tremare i cuori di 57 milioni di tifosi italiani, speranzosi fino all’ultimo secondo di poter continuare a coltivare un sogno incredibile alla vigilia di Euro 2016. Nessuno avrebbe puntato un solo euro sugli uomini di Antonio Conte, nessuno. Eppure, con elementi di non eccelsa qualità e qualche senatore a far squadra, l’Italia ha sfiorato il miracolo rischiando di portare a casa la qualificazione a discapito dei campioni del Mondo in carica, ovvero la Germania. Umiltà e organizzazione di gioco, questi gli ingredienti scelti da Conte per i suoi ragazzi: un sistema collaudato, tutti sullo stesso piano, poche dichiarazioni social, tanto lavoro e grande cuore.

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Peccato che tutto sia finito sul più bello, proprio durante i calci di rigore di Germania Italia: prima Zaza, con un balletto diventato icona social nelle ultime ore, ha concluso alle stesse peccando, forse, proprio in freddezza. Poi quel gesto di Graziano Pellè: il bell’attaccante azzurro ha trascinato l’Italia, insieme ad altri dieci gladiatori, a un passo dal sogno. Ha fatto salire la squadra, messo a tacere critiche feroci alla vigilia, segnato due gol decisivi ai fini della qualificazione e coronato un armonioso gioco di squadra. Ma Pellè ed Euro 2016 saranno due termini sempre associati alla parola “scavetto”: perché? Perché quel gesto contro Manuel Neuer? Nessuno avrebbe avuto da ridire se lo avesse fatto davvero, conseguenze del caso. Del resto, il coraggio può anche non mancare in date circostanze: se lo dici, lo fai e porti a casa il risultato, sia questo positivo o negativo.

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Pellè sarà ricordato per quel: “Attento, tiro centrale.” mimando il gesto del cucchiaio al portiere più forte del Mondo, Manuel Neuer. Tiro piazzato fuori, lentissimo e dalla scarsa convinzione. E ancora oggi, non riusciamo a spiegarci perché quel gesto, quella perdita di umiltà che ha consentito ad Antonio Conte e i suoi ragazzi di sognare in grande per tre settimane.

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