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Giacomo Leopardi e Fanny Targioni Tozzetti: la storia d’amore mai raccontata

Il 29 giugno 1798 nasceva a Recanati Giacomo Leopardi, massimo poeta dell’Ottocento, tra gli artisti più importanti della letteratura italiana e non solo, autore di opere dal valore eccezionale, che hanno consegnato il genio suo all’immortalità, come Gli Idilli, le Operette Morali e lo Zibaldone. Ma non vogliamo parlare oggi del Leopardi che certamente avrete avuto modo di conoscere a scuola, magari tra la lettura di una lirica e l’altra, ma del lato più intimo, inedito del marchigiano. Del Leopardi che soffre, che si strugge per amore, che ama e che purtroppo non è riamato.

Giacomo Leopardi, le struggenti lettere d’amore che scrisse a Fanny Targioni Tozzetti

«Cara Fanny, non vi ho scritto fin qui per non darvi noia, sapendo quanto siete occupata: Ma infine io non vorrei che il silenzio paresse dimenticanza, benché forse sappiate che il dimenticar voi non è facile!», comincia così la disperata lettera d’amore che Giacomo Leopardi mandò il 5 dicembre 1831 a Fanny Targioni Tozzetti. Chi era costei? E che c’entra col poeta di Recanati? Figlia di Luigi Ronchivecchi e di Teresa Manzi, Fanny sposò un professore, dal quale ebbe tre figlie, Giulia, Adele e Teresa, non tanto per amore quanto per la casa fiorentina in via Ghibellina, che questi possedeva, e che dopo le nozze la donna trasformò in un punto di ritrovo per artisti e intellettuali. Avvenente quanto spigliata – se fosse vissuta ai giorni nostri certamente sarebbe stata un’influencer su Instagram di spessore – Fanny Targioni Tozzetti si guadagnò ben presto la fama di donna leggera e facile agli innamoramenti. Presi dalle sue grazie gli uomini si affannavano per possederla e, a quanto sappiamo, anche Giacomo Leopardi non riuscì a resisterle.

Giacomo Leopardi e Fanny Targioni Tozzetti: la mancata storia d’amore

L’incontro tra i due avvenne il 10 maggio 1830 a Firenze: a presentarli fu il patriota Alessandro Poerio. Per il poeta niente sarebbe stato più come prima: come mai era accaduto Leopardi cominciò a curare di più il proprio aspetto, facendosi confezionare abiti pregiati nelle più costose sartorie o andando a giorni alterni dai barbieri alla moda. Per catturare poi le simpatie di Fanny, che amava collezionare le firme degli uomini più illustri dell’epoca, il poeta si affannò per farle avere in poche settimane gli autografi di Antonio Stella, Gian Pietro Vieusseux e di Vincenzo Monti, solo per citare alcuni nomi. Purtroppo l’autore dell’Infinito si affannò inutilmente: la rêverie di Leopardi ha dovuto ben presto fare i conti con la dura realtà. Mentre, infatti, il nostro Giacomo sognava di essere riamato dalla nobildonna Fanny, creatura di «angelica beltade», il suo caro amico Antonio Ranieri rotolava, un giorno sì e l’altro pure, nel letto di quest’ultima. Un ménage molto chiacchierato, da cui possiamo ben dire che Leopardi non trasse alcun piacere. Piacere nel vero senso della parola perché stando alle lettere ritrovate Leopardi non avrebbe avuto alcun contatto fisico con Fanny Targioni Tozzetti. Se “Psiche”, figura prediletta dal poeta romantico per incarnare l’amore, si muoveva, infatti, al buio, ignara del proprio partner, Fanny era solita far l’amore a luci accese, e proprio in virtù di questo un ipotetico scambio con Ranieri sarebbe stato impensabile. Anche perché la Tozzetti, da donna navigata quale era, ci vedeva benissimo e uomini fuori forma, come Leopardi, non ne voleva. Deluso per quanto accaduto il recanatese scrisse – per nostra fortuna, perché come avrete avuto modo di capire anche le delusioni servono, sono necessarie a volte quanto gli sbagli! – tra il 1831 e il 1835 una raccolta di poesie di superba bellezza, il cosiddetto Ciclo di Aspasiache comprende: Il pensiero dominante, Amore e Morte, A se stesso, Consalvo e Aspasia. 

«Perché degli ingegni simili a quello del Leopardi ne comparisce uno ogni tanti secoli sulla terra!».

Meraviglia per le orecchie davvero. Poesie quelle del Ciclo di Aspasia che però Fanny non ha saputo forse apprezzare. Quella stessa donna, che di Leopardi non avrebbe potuto mai innamorarsi, confidò alla giornalista Matilde Serao: «Mia cara, puzzava!». Un commento tanto indelicato quanto velenoso. Il legame della Tozzetti con Antonio Ranieri non riuscì comunque a minare l’amicizia del napoletano con Leopardi. Un sodalizio il loro durato ben sette anni che destò scalpore nei salotti, tant’è vero che ancora ora oggi ci si domanda se tra Leopardi e Ranieri ci sia stato qualcosa di più (come tra l’altro lascia intuire tra le righe il noto film di Mario Martone Il giovane favoloso del 2014!). E fu proprio Ranieri a comunicare a Fanny la morte del poeta a Napoli il 14 giugno del 1837: «Mia cara Fanny, la specie di dolore ch’io sento non fu mai sentita da nessun uomo, perchè mai non fu e mai più non sarà fra gli uomini un’amicizia uguale a quella che mi stringeva al mio adorato Leopardi. Il vòto immenso, infinito ch’io sento nel mio cuore non sarà potuto mai più compiere, perché degli ingegni simili a quello del Leopardi ne comparisce uno ogni tanti secoli sulla terra!». E Ranieri aveva ragione perché quella del poeta recanatese è un’eredità grandiosa. Uno come Leopardi capita forse ogni cent’anni. Purtroppo per noi.

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di UrbanPost. Nasce a Frosinone il 13 febbraio del 1991, quando in Ciociaria la neve non si vedeva da anni e l’Italia tirava un sospiro di sollievo per la fine della guerra del Golfo. Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il brillante percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi", “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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