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Gialli irrisolti 2017: omicidi Renata Rapposelli, Svetlana Balica ed altri delitti ancora senza un colpevole

Delitto di Colognola: il killer di Daniela Roveri è ancora senza un nome

Il 2017 si è aperto, in fatto di cronaca nera, con un brutale omicidio avvenuto pochi giorni prima, il 20 dicembre 2016 a Colognola, nella Bergamasca. A un anno dall’accaduto gli inquirenti brancolano ancora nel buio. Erano da poco passate le 20 quando la 48enne manager d’azienda, Daniela Roveri, faceva ritorno a casa e veniva aggredita nel pianerottolo al piano terra del palazzo in cui abitava.

daniela roveri e gianna del gaudio

Il killer era lì ad attenderla, l’ha aggredita alle spalle e con mano esperta l’ha sgozzata. Un solo fendente alla gola, poi la fuga, senza essere visto da nessuno. L’assassino ha fatto sparire il cellulare e la borsa della vittima, lasciando però la sua firma: una traccia parziale di Dna sul viso della donna e sulla punta di un suo dito. Profilo genetico maschile che però dopo un anno di indagini è ancora senza nome. In quella traccia vi sarebbe un cromosoma Y compatibile con il profilo maschile isolato dal Ris nella traccia di sangue lasciata su un guanto in lattice dall’assassino di Gianna Del Gaudio, uccisa nella stessa modalità e a pochi mesi e chilometri di distanza da Colognola (a Seriate, la notte a cavallo tra il 26-27 agosto 2016). Delitto, anche quello, ancora senza un colpevole, sebbene sia indagato il marito della vittima, Antonio Tizzani, contro il quale però non sono emersi elementi di colpevolezza schiaccianti tali da motivarne l’arresto. Due gialli legati tra loro? Un’ipotesi investigativa ancora al vaglio, forse figlia di una suggestione.

Renata Rapposelli pittrice scomparsa: è stata uccisa? Figlio e marito indagati sono davvero colpevoli?

Un altro caso irrisolto che ormai tiene banco da due mesi e oltre è il giallo di Giulianova, che vede una donna di 64 anni, la pittrice Renata Rapposelli, sparire nel nulla il pomeriggio del 9 ottobre scorso dopo aver fatto visita a figlio e marito che non vedeva da 8 anni, ed essere ritrovata cadavere il 10 novembre a molti chilometri di distanza da Giulianova, in fondo a una scarpata a Tolentino, sulla riva del fiume Chienti.

Per il presunto omicidio sono indagati a piede libero l’ex marito e il figlio della pittrice anconetana, Pino e Simone Santoleri, che quel giorno l’hanno vista in vita per ultimi e, nonostante molti sospetti gravino su di loro, si dichiarano estranei ai fatti. Estremamente religiosa, Renata Rapposelli aveva un rapporto molto conflittuale con i due uomini. Con l’ex, che si dichiarava ancora innamorato di lei, i problemi erano legati all’assegno di mantenimento (200,00 Euro) che l’uomo era restio a darle, con il figlio le problematiche affondavano le radici nel passato.

giallo renata rapposelli news

Ai microfoni di diverse trasmissioni tv 8ma non davanti ai magistrati con i quali da indagato ha fatto scena muta) Simone Santoleri ha raccontato che la madre lo credeva posseduto dal demonio e che quando era poco più che un bambino lo sottoponeva a pratiche esorcistiche a dir poco bizzarre. Descritta dal figlio come una donna fanatica e instabile, interessata a lui e al padre solo per mere questioni economiche, Simone non ha certo negato di nutrire profondo astio verso la madre, con la quale aveva interrotto i rapporti da 8 anni, andando a vivere a Giulianova insieme al padre.

Il giorno della scomparsa la pittrice Renata era giunta in treno da Ancona fino a Giulianova, per andare a trovare il figlio che credeva malato. Breve la sua permanenza nella casa a Giulianova, durante la quale sarebbe scoppiata una violenta lite con l’ex marito, il quale (racconta il figlio) l’avrebbe accompagnata in auto fino al santuario di Loreto, dove voleva pregare, facendola scendere a piedi pochi chilometri prima. Cosa è accaduto davvero in quelle ore? Ancora non si conosce la verità, né si è capito come Renata Rapposelli sia stata uccisa, tanto devastato da animali e agenti atmosferici era il suo corpo al momento del ritrovamento. Si ipotizza una morte per avvelenamento, strangolamento o soffocamento. Si tratta tuttavia ancora solo di ipotesi.

CRONACA NERA: GLI APPROFONDIMENTI DI URBANPOST

Giallo di Cosio Valtellino: Svetlana Balica è stata uccisa dal marito? Il suo cadavere è introvabile

Un altro giallo ancora senza soluzione è quello legato alla sparizione e presunto omicidio – avvenuti tra il 30 ottobre e 2 novembre scorsi – della 44enne moldava Svetlana Balica, il cui marito 55enne, Nicola Pontiggia, dopo averne occultato il corpo si è tolto la vita inscenando un incidente sul lavoro all’interno della ditta Castelli di Morbegno dove da 27 anni faceva il meccanico. L’uomo ha fatto in modo di venir schiacciato e ucciso da un camion che fingeva di riparare, risultato non avere alcun guasto. Un video delle telecamere lo riprende, poco prima di uccidersi, in azienda intento a trascinare un corpo, forse proprio quello della moglie.

Ad oggi i magistrati lavorano su ipotesi e congetture, giacché il cadavere della donna, forse occultato o distrutto nei pressi della ditta in cui Pontiggia lavorava, non si trova. Settimane di ricerche in quei luoghi si sono infatti rivelate vane e non si ha certezza né che quel corpo (la cui sagoma sfocata si intravede nel filmato di cui sopra) sia di Svetlana né che, come si presume, sia stato il marito suicida ad ucciderla. Se anche ciò venisse appurato, rimane da sciogliere il mistero del movente: perché Nicola Pontiggia avrebbe ucciso la moglie che diceva di amare? Si parla di screzi tra la coppia legati a questioni economiche ancora però tutte da verificare e dimostrare.

Giallo di Cornuda: chi è perché ha ucciso Sofiya Melnyk?

Cornuda, un terribile caso di omicidio-suicidio. Questa l’ipotesi della procura di Treviso che indaga sul suicidio di Daniel Pascal Albanese e sulla scomparsa della sua compagna Sofiya Melnyk, di cui si persero le tracce il 15 novembre e il cui corpo in avanzato stato di decomposizione è stato ritrovato casualmente il pomeriggio dello scorso 24 dicembre. La bella 43enne ucraina – sta emergendo dalle indagini – aveva una doppia vita. Conviveva da dieci anni con Daniel Pascal nella villetta a Cornuda, da 9 anni frequentava nei week end un amante, un geologo 70enne riminese, e da qualche mese aveva intrapreso una relazione con un facoltoso medico trevigiano per il quale aveva perso la testa. Per lui avrebbe voluto lasciare Pascal. Forse questo il movente dell’omicidio compiuto dal compagno suicida, che già a conoscenza dei numerosi tradimenti della donna, poi perdonati, non avrebbe retto anche all’abbandono da parte di Sofiya.

giallo di cornuda

La donna, sempre secondo l’ipotesi degli inquirenti, forse proprio nel pomeriggio del 15 novembre, al tavolo di un bar e davanti ad un gelato, aveva comunicato a Pascal le sue intenzioni. Poco dopo sarebbe stata uccisa: presa a calci e bastonate e (si teme) gettata ancora viva in fondo al dirupo sul Monte Grappa dove è stata ritrovata casualmente la vigilia di Natale. Si è ancora nell’ambito delle supposizioni, giacché dall’esame autoptico effettuato sul corpo della 43enne non sono emerse informazioni esaustive che possano chiarire come siano andati i fatti. E anche la presunta colpevolezza del compagno suicida di Sofiya è tutta da dimostrare.

 

 

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