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Giampiero Mancini su UrbanPost: da “Angeli” a “I segreti di Borgo Larici”

UrbanPost intervista l’attore e regista Giampiero Mancini, che prossimamente vedremo nelle fiction “Angeli” e “I segreti di Borgo Larici”. Oltre ai personaggi che interpreterà in queste due fiction Giampiero Mancini ci parla anche della scuola di recitazione che lui stesso dirige. giampiero mancini intervista

Hai recitato in tante fiction, da “Come un delfino” a “Ris Roma 3”, da “Caruso” a “I delitti del cuoco”. C’è un personaggio che hai amato particolarmente? Senza dubbio Giacomo Puccini ne “Il grande Caruso” di Stefano Reali. Il Maestro di Torre del Lago è probabilmente il musicista che prediligo e mi sento “visceralmente” legato a lui da un fil rouge indissolubile: dalla passione per le auto sportive ad un certo universo romantico, dalla nostra evidente somiglianza fisica al carattere vivace ma riservato, sono molte le cose che ci accomunano. Tra l’altro io credo fermamente alla fatalità mai alla casualità e mentre giravo il film e lo interpretavo, sono stato incaricato dall’Opera di Seul di scrivere il musical tratto proprio dalla “Turandot” di Carlo Gozzi, favola dalla quale è stato tratto il libretto e la relativa opera di Puccini. A novembre sarò a Ravenna al Teatro Alighieri con “Puccini recita Puccini” più di così…

Hai anche lavorato insieme ad attori noti e molto amati come Bud Spencer, Raoul Bova, ecc.. C’è stato qualche attore in particolare con il quale è stato piacevole collaborare? Bud è un mito! Siamo tutti cresciuti vedendo i suoi film e citandoli spesso. Contrariamente a quello che può sembrare, data l’enorme stazza, è un individuo dai modi delicati ed affabili, capace di voli leggerissimi, finissimo conversatore e acuto filosofo. Raoul, con il quale ho lavorato ne “Come un delfino” e “Angeli”, è semplicemente una fra le persone migliori che abbia mai incontrato. E’ dotato di una umanità infinita, con un gran cuore. E’ impossibile non volergli bene. Colleghi con i quali è bello lavorare sono davvero troppi e farei un torto citandone solo alcuni e dimenticandone altri. L’unico vero cruccio e rammarico è che purtroppo è difficile per noi frequentarci fuori dai set e dai progetti condivisi. Ci si promette sempre di tentare di vederci di più e spesso, ma il nostro lavoro ci porta sempre ad essere altrove, ma la magia per fortuna si riaccende all’istante, appena ci si rivede. Ecco perché è piacevolissimo tornare a lavorare con persone affini, come ad esempio ne “I segreti di Borgo Larici” , dove abbiamo creato una sorta di villaggio vacanze…

C’è un ruolo che ti piacerebbe interpretare che finora ancora non ti è stato proposto? Da viaggiatore quale sono da sempre sono innamorato di uno dei miti letterari del novecento: il Corto Maltese di Hugo Pratt. Anche in questo caso concordo con Nietzsche quando dice che “amiamo negli altri ciò che c’è di noi”, quindi amo la “nostra” ironia, la comune passione per il mare e in generale per “l’andare oltre”, ma soprattutto una ferrea volontà di autodeterminazione. Nella sua accezione positiva, da non confondere con l’ambizione ottusa che spesso superiore di gran lunga il talento, ma una forza motrice che non delega e non attende che pone noi stessi al centro del nostro destino. Si racconta che Corto nacque senza la linea della vita nella mano sinistra e da bambino se la fece da solo con un rasoio del padre. Ecco questo è un po’ il mio gesto psicologico.

Oltre ad essere un attore dirigi una scuola di recitazione. Che percorso formativo proponi ai tuoi allievi? Dirigo lo S.M.O, un centro che da anni rappresenta un punto di riferimento consolidato. Consta circa centocinquanta allievi che trovano non solo un luogo dove poter avere una formazione attoriale di alto profilo, ma soprattutto avere un collegamento reale e privilegiato con il mondo del lavoro, colmando la terra di nessuno che spesso separa la formazione dal lavoro. Un limbo che per molti rimane tale data la enorme quantità di domanda a fronte della risibile richiesta di tali professionalità. Lo S.M.O attraverso seminari, incontri, provini e acting porta direttamente in sede agenzie , casting e produzioni, quindi svolge a tutti gli effetti le funzioni di vivaio, ed è a tutti noto che lo S.M.O è una bottega preziosa e una palestra “gladiatoria” che sforna attori capaci , affidabili e immediatamente impiegabili. Per far questo sono state operate delle scelta rigorose fin dal 2002, con le classi a numero chiuso, un programma continuamente adeguato in fieri che spazia dal tango argentino al lavoro sulle memorie emotive, passando per le produzioni in sede, la recitazione davanti la macchina da presa, il costante aggiornamento dei trainer su ogni forma di pedagogia e didattica formativa, la scrittura di opere prime, gli acting e i provini in sede e in generale con il rinunciare ad ogni ludicità attirando solo utenti realmente propensi ad affrontare questo percorso. La selezione è naturale, l’inquadramento è severo quindi o sei dentro i binari o ti fai fuori rapidamente da solo.

Per lavorare come attore è sufficiente solo il talento o serve anche qualche raccomandazione? Io faccio un discorso che può suonare provocatorio e controcorrente ma è solo una considerazione che deriva dalla mia esperienza. Io credo che il talento e la bravura siano le uniche cose che ti facciano lavorare in maniera duratura e su vari fronti. Personalmente in venti anni di attività ho conosciuto persone che non meriterebbero di lavorare e lavorano, ma questo riguarda ogni ambito e ogni professione ma è anche altrettanto vero che non ho mai conosciuto qualcuno che meriti di lavorare e non lavora. Dico sempre ai miei ragazzi che non si hanno santi in paradiso ci si può mettere un po’ più di tempo ma chi è bravo arriva e arriva sempre. Per quanto riguarda la raccomandazione credo sia sempre vincolata non all’oggetto della suddetta ma alle fortune di chi ti raccomanda quindi difficile costruirsi una carriera credibile, stabile e duratura.In generale i raccomandati sui set sono abbastanza invisi a tutti e non se la passano benissimo. Saper cantare , ballare, recitare ossia essere formati in maniera poliedrica ti permette di non aspettare telefonate per un provino e di essere spesso impegnato nelle varie diramazioni che questo lavoro implica. Io quando non sono su set o non scrivo e dirigo, lavoro prevalentemente con orchestre sinfoniche, ecco ad esempio in quell’ambito è difficile poter essere raccomandati. Una “histoire du soldat” o sai farla o non sai farla. Se alzi l’asticella ti confronti con professionalità che dedicano tempo e passione al loro lavoro, dando all’impegno e alla costanza una rilevanza significativa. Le doti umane non sono seconde alla competenza, l’umiltà, la disponibilità e l’impegno sono peculiarità determinanti quanto il talento e la conoscenza della tecnica che ti permette di esprimerlo.

In quali fiction ti vedremo prossimamente? In “Angeli” di Stefano Reali con Roul Bova e Vanessa Incontrada, un film per Canale 5 che andrà in onda presumibilmente durante il periodo natalizio e da febbraio ne “I segreti di borgo larici” di Alessandro Capone sempre su Canale 5. Sono due lavori diversi: il primo è una favola girata a Roma, il secondo è una lunga serie di sette puntate in costume dove si fondono noir e melò. Sono molto diversi anche i personaggi che interpreto: in “Angeli” sono Walter Semiaza, un sulfureo faccendiero che si contenderà con Raoul la bella Vanessa, ne “I segreti di borgo larici” un buon dottore di provincia, umile e rassicurante.

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