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Giampiero Mughini malattia: «Senza prostata non sono più uomo! Una sberla che non finisce mai!»

Nel 2006 a Giampiero Mughini, noto intellettuale e personaggio tv italiano, ora al timone del programma di Italia Uno Quelli della Luna, è stato diagnosticato un tumore alla prostata, che lo costrinse al ricovero prima e ad un’operazione delicata poi. Soltanto qualche anno dopo lo scrittore catanese decise di parlarne apertamente e di condividere con il suo folto pubblico, fatto anche di giovani, la dolorosa esperienza vissuta e le conseguenze, soprattutto perché gli altri facessero quel che lui ha ignorato a lungo: prevenzione. 

«La diagnosi infausta: tumore allo stadio iniziale!»

In un’intervista a Ok Salute Benessere, risalente a qualche anno fa, Giampiero Mughini ha raccontato «Fa parte del gioco. Del gioco della vita. Continuavo a ripetermi questa frase, nel letto d’ospedale, fra i miei libri, il block notes, gli appunti sparsi sulle lenzuola. Mi avevano appena operato alla prostata e io sapevo che le cose, i rapporti con la mia compagna, sarebbero stati diversi. Ma sapevo anche che il destino va preso per quello che è: ogni giorno è un’opportunità, un regalo che qualcuno ci ha fatto. Io almeno la vedo così. Confesso che per buona parte della mia vita non avevo nemmeno saputo che cosa fosse la prostata. Solo intorno ai 50 anni il mio medico mi aveva consigliato di misurare ogni 12 mesi il Psa, l’antigene prostatico specifico che può segnalare la presenza di un tumore!». La notizia della malattia è arrivata come un fulmine a ciel sereno: «La diagnosi era infausta: tumore allo stadio iniziale. L’unica soluzione, secondo il medico, era asportare la prostata. Non ho pensato di consultare un altro specialista, non mi sono scomposto: drammatizzi quando muore tuo padre, se l’amore della vita fugge con l’idraulico, se il tuo libro cui tieni tanto vende otto copie. Per il resto, non c’è da perdersi d’animo!», ha raccontato con la solita dose di ironia Giampiero Mughini, che poi è sceso nel dettaglio.

Giampiero Mughini malattia: «Senza prostata non sono più uomo! Una sberla che non finisce mai!»

«L’intervento è stato fissato per gli inizi di giugno al Gemelli di Roma. La sera prima del ricovero, per distrarmi, sono andato a vedere Volvér, il film di Almodóvar, ma avevo la testa altrove. Poi una cena a lume di candela con la mia compagna. Sono entrato in ospedale di lunedì, l’intervento dopo i controlli di rito. Avrei preferito essere sul lungomare con Kate Moss, invece mi aspettava il tavolo operatorio. Quattro ore dopo era tutto finito. L’operazione in sé è stata una passeggiata: ho cominciato subito a fare battute, mi sono ripreso in fretta. La domenica successiva sono stato dimesso e mi sono rituffato nelle mie giornate di sempre, ci tenevo a rimettermi in carreggiata. Ma, quando mi fermavo a riflettere, non potevo non pensare che, per certi versi, era cominciata la mia morte. L’aspetto più delicato di tutta la faccenda riguarda la menomazione reale e simbolica della virilità. Ironia della sorte, stavo scrivendo Sex revolution, un libro sulla rivoluzione sessuale, proprio nel corso di una vicenda in cui il sesso veniva compromesso. Le moderne tecniche chirurgiche permettono di risparmiare i nervi che consentono l’erezione e di mantenere la capacità sessuale, ma non è così semplice, non sempre va tutto liscio. A me non è andato tutto liscio!», ha rivelato l’opinionista, che ha poi aggiunto: «In Exit ghost, un romanzo di Philip Roth, il protagonista subisce un intervento alla prostata e, pur provando attrazione verso una donna, sa di non poterla appagare. So com’è: una sberla che non finisce mai!». 

«La mia identità di uomo non è più la stessa, lo accetto!»

«La mia identità di uomo non è più la stessa, ma lo accetto. D’altronde, non sono più un ragazzino e non ho un corteo di spogliarelliste ventenni dietro la porta. Vale che sono vivo e che sto bene.
Certo, non ho la forza che avevo a 20 anni o a 40, non ho la memoria di un tempo, ogni sei mesi mi sottopongo ai controlli di routine. Fa parte del gioco, del gioco della vita di chi ha la mia età. Ai tempi dell’operazione, curavo Uffa, una rubrica quotidiana sul Foglio. Il giorno dopo l’asportazione della prostata ho scritto: la parola prevenzione è infinitamente migliore della parola rivoluzione. Non è difficile capire il perché: è in gioco la vita», ha concluso ad Ok Salute Benessere Giampiero Mughini.

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