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Gian Maria Volontè a 20 anni dalla sua morte: l’unico degno di essere Vanzetti

Gain Maria Volontè e il suo talento non sono una gran scoperta e non serve a nessuno l’ennesima spremitura di alloro circa la sua grandezza. A vent’anni dalla morte, a soli 63 anni, di uno dei migliori attori della storia del cinema serve mettere da parte la vocazione all’adorazione in favore di qualcosa di più costruttivo.

Forse, se riuscissimo a capire i meccanismi che stanno alla base di persone apparentemente e semplicemente baciate da fortuna e carisma riusciremmo a replicare, anche in minima misura, la loro potenza. Gian Maria Volontè è diventato leggenda perché al talento del tutto raro ha aggiunto l’etica. La grandezza e la credibilità di Volontè attore erano figlie della serietà che pretendeva nella vita. Una persona seria, conclusa, uno che sapeva cosa per lui fosse giusto e cosa non lo fosse; che poi nessuno potrà mai determinare in maniera assoluta cosa sia giusto e cosa sbagliato ma di certo porsi il problema e decidere di rimanere fedeli alla propria morale – del tutto relativa, com’è destino di ogni morale – è qualcosa che avvicina all’immortalità. 

Volontè era credibile, dote del tutto cardinale per chi sceglie il mestiere di attore, perché era consapevole e coerente. Perché era uno che decideva se, come, quando e in che modo operare. Sapeva cosa voleva, soprattutto sapeva cosa non voleva. Ci sono uomini foglia e uomini roccia. Volontè era una roccia, la sua forza e il suo carisma erano frutto ed emanazione della sua coerente battaglia; una sorta di principe ruvido di una sinistra che non è stata all’altezza del suo vessillo. Perché la sinistra si è spesso venduta, cosa che Volontè, quando De Laurentis gli offrì una cifra vertiginosa per averlo in quattro suoi film, non fece. Perché quando hai il prezzo sulla giacchetta, inconsciamente, non puoi avere la serena e potente pace granitica dell’uomo libero.

Gian Maria Volontè si mangiava tutti anche quando non aveva fame; probabilmente neppure lo faceva apposta, per questo motivo era spigoloso e non chiedeva scusa per la sua asciutta presenza. Quando hai la coscienza pulita non ti serve anche sorridere, hai già fatto a sufficienza. Giuliano Montaldo non ebbe alcun dubbio quando si trattò di scegliere l’attore che avrebbe dovuto interpretare l’anarchico Vanzetti nel suo film: Volontè era Vanzetti. Dell’anarchico italiano emigrato negli States e condannato alla pena capitale per un crimine mai commesso insieme al compagno Sacco si tende a conoscere la tragica vicenda processuale. Quello, invece, che colpisce di Bartolomeo Vanzetti, quando si approfondisce un pochino il personaggio, è la ferrea volontà, la coerenza, il coraggio, la serietà. Vanzetti, a differenza dei suoi compagni, non era un poveraccio anzi, era di estrazione borghese e avrebbe avuto un futuro assicurato se avesse deciso di non sfidare il sistema. Uomo di grande cultura e monumentale principio, uno che aveva deciso che non poteva essere anarchico con l’azienda del papà e che quindi era andato a fare il pescivendolo nei peggio sobborghi della Little Italy.

Quando Volontè recita il vero discorso che Vanzetti pronunciò prima della lettura della condanna in quell’aula di tribunale c’è davvero un momento in cui ti strapperesti i capelli perché Bartolomeo torna in Gian Maria e tutto assume contorni troppo credibili per essere sopportato. Vanzetti, quando l’hanno fatto sedere sulla sedia elettrica, molto compostamente ha aspettato che gli venisse chiesto se volesse dichiarare qualcosa prima di dire “Viva l’anarchia”. Volontè che va verso la sedia elettrica finta come fosse vera e riesce a essere dritto e orgoglioso, piumato e risoluto come i resoconti ci raccontano fu Vanzetti negli ultimi istanti. Mai una sbavatura, mai l’ombra di una caricatura, mai una semplificazione perché Volontè non sbavava, non caricava e non semplificava.

“Mentre giravo mi accorsi che una delle due guardie che gli stavano accanto, piangeva. Fermai tutto e quella comparsa mi bisbigliò “A dottò, me scusi, ma ‘sto Volontè me commuove davvero” (Giuliano Montaldo)

 

 

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