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Gianna Nannini dipendenza dalle droghe e altri aneddoti choc: le mani nel water per la cocaina

Sulla copertina dell’ultimo numero di Vanity Fair, in edicola da mercoledì 2 ottobre, c’è lei, la rocker più acclamata di tutti i tempi: Gianna Nannini. La 63enne toscana, che ha da poco lanciato il suo ultimo singolo La differenza, che fa da apripista al nuovo omonimo album, si è raccontata in una biografia, che per i suoi fan, rappresenta una fonte inesauribile di aneddoti e segreti. Una cantante che è sempre stata al di là di schemi prestabiliti e convenzioni sociali. E al vicedirettore di Vanity Fair, Malcom Pagani, Gianna Nannini ha raccontato parecchio di sé, partendo proprio dalla nascita del suo ventesimo album, il primo inciso oltreoceano a Nashville, Tennessee. «Cercavo un posto in cui Penelope, mia figlia, non entrasse ripetendo “mamma, quando smetti di fare la cantante?” e in cui essere libera!», ha detto Gianna Nannini, che poi ha aggiunto: «Tutte le donne dovrebbero avere una stanza solo per respirare, immaginare, scrivere».

Gianna Nannini e i primi anni difficili a Milano: «Mi facevo rubare l’autoradio per incassare i soldi dell’assicurazione!»

E il desiderio di libertà ha sempre caratterizzato la vita della rocker toscana, che giovanissima, lasciò la sua Siena per Milano. Di lavorare nel laboratorio di pasticceria del padre non ha voluto proprio saperne, il suo sogno era cantare«Mantenersi, all’inizio, non fu facile. Mio padre mi aveva promesso una macchina se avessi conseguito il diploma prima del previsto. Feci due anni in uno e a 18 anni, con la Lancia regalata da papà, scorrazzavo in questa città tutta nuova facendomi rubare l’autoradio per incassare i soldi dell’assicurazione. La lasciavo in bella vista sul sedile del passeggero, ogni tre mesi qualcuno regolarmente spaccava il vetro e io incassavo felice i soldi dell’assicurazione». Modesta, forse fin troppo, ha spiegato nell’intervista che i suoi versi più belli sono nati grazie a «colpi di culo», a partire da «I maschi disegnati sul metrò/ confondono le linee di Mirò»: «A mia madre piaceva Miró, vidi questi cazzi disegnati sui vagoni a Milano e mi venne in mente».

«Al termine “coming out”, che ghettizza, ho sempre preferito la parola libertà!»

Indipendenza e libertà, binomio indissolubile per Gianna Nannini«Ami gli uomini? Ami le donne? Sempre le stesse domande, davanti alle quali uno vorrebbe dire soltanto: “Ma te li fai i cazzi tuoi? Eppure sarebbe semplice: a me le divisioni, a partire da quelle di genere, non mi hanno mai interessato granché. Ho sempre amato uomini e donne e soprattutto non ho mai avuto freni nel sentire e seguire quello che volevo. Le ho sempre rifiutate, le definizioni. Al termine “coming out”, che ghettizza, ho sempre preferito la parola libertà. Alla parola gay, che ti pretenderebbe felice e ormai non usano più neanche in America quando indicono un pride, preferisco frocio. Chi è libero nel linguaggio è libero dentro!», ha detto senza peli sulla lingua la cantante, che a 56 anni è diventata mamma, scatenando nel nostro paese un vero dibattito sulla genitorialità in tarda età. Ma Gianna Nannini se ne è sempre infischiata dell’opinione della gente, del resto non si vive per accontentare gli altri: «Tutti mi dicono che so’ pazza, ma credo semplicemente che quando uno è sé stesso sembra matto. La follia è un’altra cosa. Io l’ho sperimentata e ho sperimentato anche la schizofrenia. So cosa sono. Mi è capitato di morire e poi rinascere. All’inizio degli anni ’80 sono stata molto male. Ero piena di paranoie, vivevo una crisi profonda, avevo un io diviso, uno stato mentale alterato e paura di ogni cosa, come una bambina!».

Gianna Nannini dipendenza dalle droghe: «Non posso fare questa cosa, non posso ridurmi così!»

Per la prima volta la Nannini ha parlato della sua dipendenza dalla droghe«Tranne l’eroina, le ho provate tutte. Dalla cocaina, per un po’ di tempo, quasi quarant’anni fa, sono stata dipendente. Ero a Londra e ce la portavano in studio con la stessa semplicità con cui oggi ti consegnerebbero un panino. Non stavo mai senza, ci viaggiavo, ero del tutto incosciente. Un giorno vado in bagno e mentre scarto il sasso rosa, quello mi cade nel cesso. Lo vedo sparire nell’acqua e, mentre si scioglie lentamente e sto per metterci le mani dentro, mi dico: “Non posso fare questa cosa, non posso ridurmi così”. Ho smesso lì. Il giorno dopo. Poi ho avuto una ricaduta, ma dopo aver fatto un tiro e aver bevuto una tequila prima di un concerto, collassai e dissi definitivamente basta».

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Written by Cristina La Bella

Cristina La Bella è redattrice di "UrbanPost". Sin da bambina sogna di diventare giornalista. Si laurea nel 2014 in "Lettere Moderne" e nel 2017 in "Filologia Moderna" all'Università La Sapienza di Roma. Il 16 aprile 2018 riceve il riconoscimento di "Laureato Eccellente" per il suo percorso di studi. Cofondatrice di "Voci di Fondo", ha scritto, tra i tanti, con giornali quali "Prima Pagina Online", "Newsly", “SuccedeOggi" e “LuxGallery”. Nel tempo libero le piace leggere, vedere film e fare shopping. Il più grande amore: i suoi nipotini.

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