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Gianni Brera: moriva ventidue anni fa il più grande innovatore del giornalismo sportivo d’Italia

Era il 19 dicembre 1992 quando in un incidente stradale nei pressi di Codogno (LO) perdeva la vita Gianni Brera, una delle più grandi penne del giornalismo italiano. Fin dall’infanzia dimostra una grande passione per il calcio che lo porterà , nel ruolo di terzino destro, a calcare i campi della Lombardia durante tutta la sua gioventù. A 18 anni viene assunto dal Guerin Sportivo e sin da subito mette in mostra le sue grandi doti di scrittore. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 45, viene assunto dalla Gazzetta dello Sport dove, all’età di soli 30 anni diventerà il più giovane direttore di una testata giornalistica italiana. Oltre che con la Gazzetta collaborò anche con il Giorno, la Repubblica e anche con il francese L’Equipe, inoltre, i suoi articoli sono stati tradotti in diverse lingue.

Innovatore assoluto della professione di giornalista sportivo a causa della sua forte vena letteraria e narrativa e della sua cultura classica molto profonda. Introdusse diversi neologismi che oggi fanno parte del linguaggio sportivo comune: contropiede, intramontabile, centrocampista, incornare, pretattica, goleador e molti altri ancora. Tutte parole senza le quali, oggi, sarebbe impossibile poter parlare di calcio. Sempre polemico con i giocatori non “gladiatori” ma più propensi alla fantasia come Rivera, che egli stesso soprannominò “Abatino”.  Michel Platini accusato di avere poco dinamismo giocatore che: “quando saliva la contesa nulla o quasi veniva espresso seguendo l’istinto.” Per le sue polemiche pungenti entrò spesso in diatribe con colleghi, con tifosi o allenatori. Famosa la polemica contro Sacchi che con il suo calcio estremamente offensivo avrebbe snaturato la natura del calcio italiano difensivista per definizione. La Nazionale, secondo Brera, così come lo Stato Italiano sono sempre stati trascinati da personaggi marginali ( Cavour, De Gasperi) che con l’astuzia hanno tratto il meglio dalla situazione, l’esempio lampante di ciò è la Nazionale Campione del Mondo a Spagna 82′ in cui il Cavour o il De Gasperi della situazione è rappresentato da Enzo Bearzot. In pratica era contrario a chi non rispettasse la sua filosofia di gioco del catenaccio all’italiana.

Oltre che i numerosi neologismi sono passati alla storia i soprannomi da lui stesso inventati: Beneamata per l’Inter, il Cavaliere per Berlusconi, Accaccone per Heriberto Herrera e poi ancora Rombo di Tuono, Bonimba, Re Puma.  I suoi articoli intrisi di una poetica unica rappresentata meravigliosamente nel ritratto di Fausto Coppi (“La sua struttura morfologica sembra un’invenzione della natura per completare il modestissimo estro meccanico della bicicletta”) o nella memorabile cronaca di Italia – Germania 4-3 di Messico 1970. Da ventidue anni il giornalismo sportivo italiano è orfano di uno dei suoi più grandi interpreti e innovatori e a distanza di tutto questo tempo la sua mancanza si sente tutt’ora.

 

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