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Giffoni Film Festival 2016, Marco D’Amore racconta il Ciro di Gomorra: “È l’epigono di Iago”

Il Ciro di Gomorra è diventato in pochissimo tempo un’icona del piccolo e grande schermo televisivo. Eppure, per Marco D’Amore, attore napoletano, il percorso artistico e di vita non è stato per nulla semplice: lo ha raccontato lui stesso in occasione del Giffoni Film Festival 2016, in programma in questi giorni e dedicato alle vittime dell’ultimo, inenarrabile, attentato terroristico di Nizza. “Oggi sono felice perché al Giffoni ci sono migliaia di ragazzi che guardano al futuro in modo positivo – racconta Marco D’Amore – fuori da qui c’è un clima pesante, negativo.” L’attore napoletano non vuole esser ricordato solo per il Ciro di Gomorra sebbene sia lui stesso a evidenziare come: “Prima di questa esperienza ero un ragazzo difficile, pieno di turbamenti ma anche di passioni. Da giovane, come tutti, ho fatto un sacco di stupidaggini ma posso affermare che il cinema mi ha stregato, mi ha catturato l’anima.” Per Marco D’Amore bisogna sempre guardare avanti con fiducia: “Affrontare le cose brutte, guardarle in faccia. Solo così si possono superare.”

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E siccome Marco D’Amore non è solo Ciro Di Marzio, lo spietato ma fragile killer di Gomorra, il Giffoni Film Festival 2016 ha rappresentato la giusta occasione per portare in scena il suo ultimo lavoro cinematografico dal titolo “Eternit”. “Si tratta di un film a sfondo sociale, con l’obiettivo di far avvicinare la gente a un argomento molto delicato per la nostra salute, e soprattutto farlo conoscere ai più giovani.” Il cinema è sempre stata la sua ancora di salvezza, anche in famiglia dove con suo padre e suo fratello sapeva: “Le battute a memoria di C’era una volta il west e Once Upon in A Time in The West.”

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E verso Gomorra 3, che cosa devono aspettarsi i fan di Ciro Di Marzio? “È un personaggio morto interiormente – dichiara Marco D’Amore – vedremo quali derive prenderà ma non sappiamo ancora nulla. Sono personaggi tipici della tragedia greco, se dovessi fare un parallelo direi che Ciro è l’epigono di Iago.” Prima di congedarsi dal pubblico del Giffoni Film Festival, l’attore napoletano non ha alcuna remora nel difendere lo scrittore Roberto Saviano: “L’Italia è quel Paese dove un ragazzo di 26 anni che scrive un libro ha più detrattori dei camorristi che racconta.”

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